Accordo sulla service tax: più Tares per tutti in cambio di meno IMU ai ricchi?

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Sembra esserci un accordo di massima fra i partiti della maggioranza sulla sostituzione dell'Imu con una service tax che copra tutte le tasse sulla casa, a partire da quella sui rifiuti. Il problema, tuttavia, resta il solito, ovvero la necessità di non tassare l'abitazione principale, come continuamente richiesto dal Popolo delle Libertà.

  

Le questioni di fondo restano due, una brutalmente contabile, l'altra relativa all'equità e all'efficienza del sistema fiscale. Per quanto riguarda la prima è necessario trovare il denaro per coprire l'abolizione: si tratta, allo stato attuale, di scovare 4 miliardi l'anno e l'unica soluzione sembra essere aumentare l'imposizione relativa alla gestione dei rifiuti e quella che grava sulle case diverse dalla prima.

Per quanto riguarda il 2013 il governo sembra essere riuscito a trovare le risorse per scongiurare il pagamento della rata di settembre, anche se maggiori dettagli a riguardo arriveranno alla fine del mese, quando il Consiglio dei Ministri dovrà trovare la quadra definitiva. Resta il problema delle risorse per coprire i due miliardi necessari per evitare la rata di dicembre: il Ministero dell'Economia è alla ricerca forsennata di capitoli di spesa cui attingere.

Vi è e poi il capitolo più importante, ovvero quello relativo all'efficienza e all'equità: come ormai ripetuto fino alla nausea, l'imposta sulla prima casa già non viene pagata da metà dei contribuenti italiani, poiché non sono proprietari di immobili, in particolare perché non possono permetterselo, oppure perché, grazie alle detrazioni d'imposta e ad una valore dell'immobile non elevato, finiscono per azzerare il dovuto.

Come mostrano le statistiche rilasciate dal ministero dell'Economia risulta dunque che l'imposta sulla prima casa viene già pagata dai cittadini "meno poveri", che hanno probabilmente minori problemi nel pagare quanto richiesto dallo Stato, e pertanto l'abolizione dell'Imu sulla prima casa è una misura inutilmente regressiva.

Si tratta di trovare 4 miliardi l'anno (ogni anno) e le soluzioni signora proposte sono tanto fantasiose quanto inutilizzabili: una sarebbe utilizzare il tesoretto derivante dalla caduta dello spread. Non sembra essere una buona idea, visto che si tratta di soldi che non vengono incassati, bensì solo di una minor spesa attualmente soltanto potenziale (i risparmi relativi al 2013, tra l'altro, sono già stati contabilizzati, e pertanto non possono essere usati): non è detto che fra un anno o fra cinque lo spread sia altrettanto basso come oggi, anzi, la cronica debolezza strutturale dell'Italia lascia pensare il contrario, e pertanto andrebbe sfruttata l'attuale calma per abbattere il debito pubblico, in modo da poter pagare meno interessi per sempre.

Dall'altro lato c'è la proposta di Daniele Capezzone, che vorrebbe destinare l'extragettito delle entrate tributarie per abbattere non solo l'Imu ma anche l'Iva. Anche in questo caso, però, si tratta di una soluzione una tantum: non è detto, infatti, che il Tesoro continuerà ad incassare extragettito anche negli anni successivi a quello attuale, e forse questo extragettito dovrebbe avere comunque destinazioni migliori, meno regressive e più orientate alla crescita, come il taglio del cuneo fiscale.

La soluzione vera sarà probabilmente l'ennesima fregatura, ovvero a pagare l'abolizione dell'Imu sulla prima casa dei ricchi saranno i poveri attraverso un aumento delle altre tasse, a cominciare da quella sui rifiuti.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/54388/20130813/service-tax-imu-tares.htm

 

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