Paura della Fed? Dopo la rupia indiana, barcolla anche quella indonesiana

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Continua il crollo delle valute dei paesi emergenti, mentre si fa più concreta la possibilità che la Federal Reserve degli Stati Uniti avvii il cosiddetto tapering, ovvero cominci a ridurre l'acquisto di asset per sostenere l'economia: attualmente la Fed inietta liquidità ad un ritmo di 85 miliardi di dollari al mese.

  

Oltre alla rupia indiana che continua ad aggiornare i minimi storici, attualmente a 62,82 per dollaro, anche quella indonesiana sente la propria salute peggiorare insieme all'economia locale: la valuta scesa del 2 per cento dopo che la Bank Indonesia ha reso noto il peggioramento del deficit delle partite correnti salito al 4,4 per cento del prodotto interno lordo nel secondo trimestre. In termini assoluti si arriva a quasi 10 miliardi di dollari, la peggiore performance dal 1989 secondo Bloomberg. I motivi sono da ricercarsi nella debolezza dell'export, in calo da 15 mesi guidato in particolare dal declino di alcuni beni da esportazione chiave, come carbone e olio di palma.

La Rupia indonesiana risulta ben aggregata al gruppo di valute giudicate fra le peggiori del mondo, un club che comprende, oltre alla rupia indiana, anche il Real brasiliano e il Rand sudafricano, le due valute a livello globale che quest'anno hanno fatto peggio fra quelle principali.

Anche l'Indonesia ha bisogno di capitale straniero per finanziare il proprio deficit, tuttavia le aspettative di una riduzione del quantitative easing da parte della banca centrale statunitense hanno spinto gli investitori a ritirare i propri investimenti dai mercati emergenti, dove erano arrivati alla ricerca di un rendimento positivo che titoli tradizionali non riuscivano più a garantire per via della liquidità abbondante.

Anche l'Indonesia sta vivendo una fase di debolezza economica caratterizzata da una crescita in rallentamento (peggiore performance dal 2010), da un'inflazione che avanza (ai massimi da quattro anni), oltre al già citato problema del deficit: la rupia è così crollata a 10.500 per dollaro, per la prima volta dal 2009, trascinando con sé l'azionario, che lunedì segna la peggiore perdita degli ultimi 22 mesi.

La sensazione è che i Paesi emergenti abbiano sottovalutato i problemi economici (nonché sociali, come la corruzione spesso dilagante), forse pensando che l'avventura dell'alleggerimento quantitativo sarebbe durata per sempre. Con la fine di questo sogno, emerge in tutta la sua gravità il ritardo delle istituzioni per stimolare la crescita, e con le difficoltà dei Paesi emergenti potrebbero emergere problemi di carattere non locale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/54547/20130819/fed-tapering-rupia-indonesia-india-deficit.htm

 

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