India, tracolla la rupia, sale il rischio di finire in stagflazione

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La rupia indiana, protagonista negli ultimi giorni di un forte sui scivolone mercati valutari, continua ad affondare: dopo aver rotto la settimana scorsa il minimo storico di 62 rupie per dollaro, nella giornata di giovedì la valuta indiana è crollata oltre quota 65,1, nonostante l'annuncio della Reserve Bank of India che nuove misure sarebbero state rese per difendere la moneta.

  

 

I mercati ovviamente tremano: la scorsa settimana le autorità monetarie dell'India avevano infatti annunciato un inasprimento dei controlli sui capitali per impedire il deflusso di valuta, ma la mossa ha avuto come conseguenza soltanto l'approfondimento del declino della rupia, poiché i mercati hanno inteso tale mossa come dettata dalla disperazione.

L'impressione tra gli analisti è che la banca centrale indiana abbia già fatto tutto il possibile per sostenere la moneta, che però è destinata a declinare a causa dei fondamentali ritenuti ancora piuttosto deboli: oltre ai già noti rallentamento della crescita, del forte deficit delle partite correnti, nonché i moltissimi problemi strutturali del paese, stanno arrivando nuovi segnali di rallentamento dell'attività economica. Non va dimenticato che l'aumento dei tassi d'interesse potrà avere conseguenze recessive, mentre la fine dei sussidi per tentare di contenere il deficit potrebbe far accelerare l'inflazione: il rischio stagflazione, ovvero una particolare situazione economica caratterizzata da scarsa crescita e persistente inflazione, sembra insomma in agguato.

Alle brutte notizie domestiche si aggiunge poi ovviamente la pubblicazione delle minute della Federal Reserve, che hanno dimostrato un certo consenso circa la conclusione del terzo programma di quantitative easing entro il 2014, anche se in seno al Comitato c'è una spaccatura riguardante i tempi di attuazione del tapering. La fine della liquidità facile ha come conseguenza iniziale la fuga degli investitori dai Paesi con un persistente deficit delle partite correnti, come appunto quelli emergenti, con particolare riguardo per quelli che hanno investito l'ondata di liquidità non per lo sviluppo e le riforme, bensì a fini di consenso, ad esempio per fornire sussidi alla popolazione su beni di prima necessità.

Si tratta di una situazione tipica anche per altri paesi emergenti, come Indonesia, Turchia, Sudafrica e Brasile, ma che potrebbe diffondersi ad altri Paesi che non sono riusciti oppure non hanno proprio voluto impostare riforme che migliorassero i propri fondamentali. Detto altrimenti, una volta finita la fuga dai Paesi emergenti, le prossime vittime del tapering potrebbero essere quelli della periferia Europea, compresa la strutturalmente lenta Italia.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/54687/20130822/india-rupia-minimi-stagflazione-reserve-bank-india.htm

 

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