Giappone, inflazione ai massimi da 5 anni, ma cresce solo l'energia

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L'inflazione giapponese vola ai massimi da quasi 5 anni, con un aumento su base annua dello zero virgola 7 per cento a luglio: il dato risulta essere il più elevato dal novembre 2008, quando il Giappone registrò un aumento del CPI pari all'1 per cento. Il governo giapponese sarà probabilmente soddisfatto, ma è necessario andarci cauti poiché tale aumento è dovuto principalmente al costo dell'energia e dei carburanti, spinti al rialzo dallo Yen debole.

  

Il governo guidato da Shinzo Abe, con il fondamentale supporto della Bank of Japan del presidente Haruhiko Kuroda, sin dalla sua nascita ha spinto ogni leva per raggiungere il target di inflazione del 2 per cento entro marzo 2015, poiché la deflazione che ha colpito il Giappone da oltre un decennio ha depresso gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie, zavorrando la crescita economica e rendendo instabili le finanze pubbliche, gravate da un debito pubblico pari a ben oltre due volte il PIL.

Analizzando i numeri nel dettaglio, il dato sui prezzi al consumo non lascia troppo spazio all'ottimismo: escludendo il costo dell'energia, infatti, l'indice rivela essere addirittura negativo dello 0,1 per cento, segno che la domanda continua ad essere debole. Va infatti ricordato che la deflazione giapponese è molto probabilmente legata ad un problema demografico, poiché la popolazione locale continua ad essere mediamente sempre più vecchia e quindi ad avere con minori capacità di consumo.

Non è neanche il caso di lasciarsi andare al pessimismo, però: altri indicatori lasciano intendere che potrebbero spuntare germogli di vera ripresa. Ad esempio il tasso disoccupazione è sceso al 3,8 per cento dal 3,9 per cento di giugno, mentre il monte salari nel trimestre tra aprile e giugno è aumentato dell'1 per cento, segno che le pressioni deflazionistiche stanno cominciando a scemare. Buoni dati rilasciati venerdì vedono segnali di ripresa dalla produzione industriale e dalla spesa delle famiglie.

L'attesa ora è tutta per il governo, che più tardi nel mese di settembre deciderà se aumentare l'imposta delle vendite come previsto (rischiando però di indebolire la ripresa economica) o se invece cambiare rotta, con il rischio però di aggravare le condizioni già precarie dei conti pubblici giapponesi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55054/20130830/inflazione-giappone-massimi-energia-disoccupazione-abe.htm

 

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