India sempre più a fondo: il PIL delude, mentre il governo cerca scuse

E-mail Stampa PDF

Il prodotto interno lordo dell'India è aumentato del 4,4 per cento nel trimestre fra aprile e giugno, confermando il rallentamento dell'economia del gigante asiatico, che nel trimestre precedente era cresciuto del 4,8 per cento. Deluse anche le attese degli analisti, che si aspettavano un aumento del Pil pari al 4,6 per cento. E questo potrebbe non essere che l'inizio di una serie negativa.

  

Si tratta intanto della peggiore performance della terza economia dell'Asia dal 2009, e il terzo trimestre consecutivo di crescita inferiore al 5 per cento. Solo due anni fa l'economia indiana cresceva ad un ritmo vicino all'8 per cento, e la sua repentina discesa desta più di una preoccupazione per il governo guidato da Manmohan Singh.

Il primo ministro solo poche ore prima del rilascio del dato aveva tentato di rassicurare il Parlamento che la crescita per l'anno fiscale 2013-2014 sarebbe stata superiore al 5 per cento, ribadendo che la crisi attuale è dovuta a inattesi fattori esterni, ovverosia l'annunciato tapering, il rallentamento del ritmo degli acquisti di assetto da parte della Federal Reserve statunitense.

Gli osservatori tuttavia dissentono e guardano piuttosto a tre fattori di debolezza molto più concreti, vale a dire l'inflazione che continua ad essere molto alta, l'export debole verso i paesi occidentali e gli investimenti in contrazione. Alla luce di questi problemi molto più tangibili delle accuse ai governi stranieri (USA in primis) le parole del primo ministro sembrano piuttosto un tentativo di trovare scuse e capri espiatori esterni in vista delle elezioni del prossimo anno: fino a poco tempo fa infatti l'India insieme ad altri paesi emergenti chiedevano ai Paesi sviluppati di non pigiare troppo l'acceleratore sulle politiche monetarie espansive, mentre ora che tali politiche sono in via di riduzione (drenando così i capitali arrivati copiosi nei Paesi in via di sviluppo e usati per politiche molto poco strutturali) questi stessi Paesi chiedono di non rallentare troppo il ritmo degli acquisti.

Una presa di posizione così schizofrenica va a braccetto con la capacità dei governi di diversi Paesi emergenti di porre in atto le riforme necessarie per attirare investimenti concreti e non solo finanziari com'è stato negli ultimi anni.

La rupia risponde indebolendosi e superando quota 66 contro il dollaro, in quella che risulta essere per l'India la crisi peggiore degli anni Novanta: a conferma di ciò diversi analisti vedono sempre più nero per il 2013 indiano, con una crescita economica che per l'anno in corso dovrebbe attestarsi al di sotto del 4 per cento, vale a dire la (possibile) peggiore performance dai tempi della crisi della bilancia dei pagamenti degli anni Novanta che costrinse Nuova Delhi ad andare in ginocchio presso il Fondo monetario internazionale dando in pegno il proprio oro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55079/20130830/india-pil-crisi-governo.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili