Crisi Italia, Visco: correzione dei conti pubblici necessaria per "evitare scenari peggiori"

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'Don't look back in anger' : il numero uno della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha speso 'buone' parole sul percorso economico fatto sino ad ora dal Bel Paese nell'ottica di questa crisi tanto finanziaria quanto reale.

  

Conti pubblici: era praticamente impossibile scegliere 'vie alternative' a quelle effettivamente seguite dall'Italia, il rigore dei conti - secondo Visco - era una scelta obbligata. "[La correzione dei conti pubblici] è stata indispensabile in quei Paesi, come l'Italia, in difficoltà sui mercati finanziari, ai quali risparmiatori ed operatori di mercato concedevano un margine di fiducia particolarmente ristretto".

Sanare i conti era la cosa giusta da fare nonché l'unica strada percorribile per la nostra penisola: "la prudenza nella gestione dei conti pubblici ha contribuito ad evitare scenari peggiori, a contenere prima e a ridurre poi i differenziali di interesse tra i titoli sovrani dell'area, a scongiurare nuove crisi di liquidità".

Fiducia, quindi: l'Italia l'ha dovuta riconquistare seguendo quelle manovre di 'vago' stampo teutonico in modo tale da poter tornare a sfruttare pienamente i mercati ed i loro investitori. La stessa fiducia che ora la boutade berlusconiana rischia di mandare nuovamente al tappeto.

Non è tutto rose e fiori, ne è convinto anche Visco: "La recessione ha reso difficile l'azione di bilancio, che ha inevitabilmente avuto riflessi negativi sull'attività economica nel breve periodo (...) è stato anche difficile attuare le riforme strutturali che, se contribuiscono a ricostruire il potenziale di crescita di un'economia, possono avere costi di breve periodo, in particolare in termini di occupazione". E mentre i disoccupati crescono e precari aumentano, ci ritroviamo a 'combattere' anche con un rapporto debito/Pil al 127% dovuto a quel forte rallentamento del Pil misto al "sostegno finanziario che l'Italia ha fornito agli altri Paesi dell'Unione". Quarantatré miliardi investiti (non siamo gli unici in Europa ovviamente) e, aggiunge Visco, "il nostro contributo salirà da oltre 55 miliardi nell'anno in corso, a quasi 62 nel 2014".

Fondi 'ben spesi' ma la cui portata deve far riflettere attentamente i politici sulle conseguenti manovre interne all'Italia. Gli aiuti economici all'interno dell'Unione europea hanno fuzionato, spiega Visco, ma "oltre all'unione bancaria ci deve essere la prospettiva di un'unione di bilancio, infine politica (...) La Bce e le banche centrali nazionali hanno dimostrato di essere pronte ad accompagnare questo cammino, continuando a 'produrre' la fiducia necessaria. Ma la fiducia non resiste a lungo all'assenza di progressi concreti".

La crisi è un'ottima insegnante ma è necessario fermarsi un attimo e 'guardare indietro', in maniera fredda e schietta, per apprendere al meglio la lezione impartita. La consapevolezza di questo recente passato (dal quale non siamo ancora usciti del tutto) sarà la solida base sulla quale costruire il 'futuro'.

"Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?", così Paul Gauguin intitolava un suo famoso quadro alla fine dell'ottocento. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55159/20130902/ignazio-visco-italia-economia-conti-pubblici-bankitalia-europa-esm-efsf-disoccupazione-riforme.htm

 

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