Italia, al via la "Tobin Tax" su derivati e trading ad alta velocità

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A partire da oggi, 2 settembre 2013, l'Italia sarà il primo paese europeo ad introdurre la tassa sul trading ad alta frequenza, che prevede l'applicazione della (impropriamente detta) Tobin Tax sui derivati. La tassa si pagherà su tutte le transazioni in future, opzioni, CFD, covered warrants, certificates e warrant su indici e azioni italiane (non small cap), avrà un importo fisso in relazione alla tipologia e al valore del contratto e si applicherà sia sulle operazioni intraday che su quelle multiday, nonché sulle operazioni di acquisto e su quelle in vendita.Proprio quest'ultima è la maggiore differenza rispetto all'applicazione della Tobin Tax nei confronti delle azioni, in vigore a partire dal 1° marzo, che si applica sui trasferimenti azionari e solo all'atto dell'acquisto e sulle operazioni multiday.

  

Al di là degli aspetti tecnici e operativi, non poche sono le preoccupazioni riguardo l'efficacia dell'imposta sui mercati: l'introduzione della tassa, che ha comportato una riduzione dei volumi a seguito del minore interesse per il mercato italiano, non diminuirebbe la volatilità, bensì lascerebbe il mercato nostrano nelle mani degli speculatori , tenendo così lontani gli investitori di medio-lungo termine. Inoltre, la tassa rischia di avere un impatto negativo a fronte di entrate stimate per 200-250 milioni, alle quali si andrebbero ad aggiungere le mancate entrate dovute allo spostamento sui mercati esteri di molte transazioni.

La nozione di imposta sulle transazioni finanziarie fu introdotta nel 1972 dall'economista americano James Tobin, per scoraggiare la speculazione che, privilegiando transazioni a breve termine, accresceva la volatilità dei mercati. La tassa proposta da Tobin, tuttavia, risulta essere enormemente diversa da quella che è stata messa in atto dall'Italia: in particolare la Tobin Tax doveva essere applicata solo e soltanto al liquidissimo mercato valutario, mentre in Italia grava su molteplici strumenti molto meno liquidi.

Attualmente è allo studio l'introduzione di una tassa a livello europeo, ma le molte criticità derivanti dalla sua applicazione hanno più volte rimandato la discussione, che probabilmente non arriverà a conclusione prima di anni (2016), penalizzando i Paesi che l'hanno introdotta per primi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55178/20130902/tassa-trading-derivati-alta-frequenza.htm

 

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