Con i PMI l'Europa conferma la ripresina, ma le imprese non vogliono assumere

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Gli indici dei direttori degli acquisti dell'Eurozona continuano ad alimentare le speranze di una pur debole ripresa, Paesi alla periferia dell'area compresi, anche se le condizioni del mercato del lavoro continuano a rimanere precarie.

  

Il PMI manifatturiero dell'area euro è salito ai massimi degli ultimi 26 mesi, toccando quota 51,4 in decisa crescita dai 50,3 di luglio. Miglioramenti in tutti i Paesi dell'Eurozona a parte che in Francia, dove l'indice rimasto fermo a 49,7, e quindi ancora insieme contrazione. L'Italia si conferma per il secondo mese consecutivo al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l'espansione dalla contrazione dell'attività, salendo dai 50,4 di luglio 51,3 del mese appena terminato. Secondo l'Istat la manifattura rappresenta poco meno del 20 per cento dell'attività italiana.

A fare da traino è ancora una volta la manifattura tedesca, salita da 50,7 a 51,8, deludendo però le attese che aspettavano di leggere un 52 netto.

Tutto bene dunque? Non proprio perché le imprese continuano a mostrare riluttanza nelle assunzioni: se da un lato questo è normale, poiché il mercato del lavoro reagisce in ritardo rispetto alla congiuntura economica, dall'altro la situazione sembra tutt'altro che destinata a migliorare presto.

Il nervosismo proviene in particolare dall'incertezza circa la reale entità della ripresa dell'area euro (attesa molto, molto debole), dunque le imprese, temendo un peggioramento in futuro (e i motivi sono molteplici) sono restie a sobbarcarsi nuovi costi (specie uno difficile da smaltire in un mercato rigido, come un posto di lavoro standard), preferendo continuare con il taglio dei costi per recuperare competitività, specie in un momento in cui è necessario fare i conti con l'aumento del costo dell'energia collegato al rincaro del petrolio .

Per questo motivo sembra essere necessario che i Paesi dell'Area Euro specie quelli più deboli alla periferia si impegnino anche in riforme per permettere adeguamenti e miglioramenti al mercato del lavoro, anche ma non solo per eliminare le rigidità che impediscono alle imprese di assumere a cuore più leggero, senza però sfociare in nuove tipologie di "schiavitù" divenute alquanto tipiche, ad esempio con il precariato in Italia.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55203/20130902/pmi-europa-lavoro-ripresa-italia.htm

 

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