G20, guerra all'evasione fiscale: stretta sulle multinazionali e maggiore trasparenza

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Il leader dei venti Paesi riuniti nella due giorni di San Pietroburgo avrebbero deciso la linea dura nei confronti dell'evasione e dell'elusione fiscali. Un segnale particolarmente interessante arriva dai Paesi Bassi, il cui governo ha deciso di ringraziare i Trattati fiscali che hanno permesso spesso a molte imprese di risparmiare un po' troppo sulle tasse nei Paesi d'origine: ad essere rivisti saranno in particolare i rapporti con una ventina di paesi in via di sviluppo.

  

Il G20 sembra essere dunque deciso a trovare nuovi modi per chiudere i buchi nelle legislazioni fiscali internazionali, che permettono alle imprese di minimizzare il carico fiscale fino a pagare cifre ridicole in rapporto ai profitti.

Sinora i rapporti fiscali tra i vari paesi erano volti ad evitare che le aziende pagassero più volte le proprie imposte (una volta nel paese d'origine, una seconda volta nel paese in cui viene svolta l'attività d'impresa). Il problema è che spesso queste attività (pensate per favorire l'internazionalizzazione delle imprese) non erano e non sono coordinate tra loro permettendo alle imprese non solo di evitare la tassazione doppia, ma pure quella singola.

Per esempio, usando il sistema "Double Irish with Dutch Sandwich", le multinazionali girano, grazie ad accordi di sfruttamento della proprietà intellettuale, i profitti provenienti da uno Stato (l'Italia, ad esempio) verso una filiale irlandese, che non solo ha un regime di tassazione fra i più bassi del mondo, ma viene pure in gran parte evitato poiché prevede che i profitti girati verso altre società altrove nella UE non siano sottoposti a imposizione. I profitti (o almeno parte di essi) arrivano dunque nei Paesi Bassi, dove però non vengono tassati poiché, secondo la legislazione locale, sono profitti generati da una sussidiaria permanente e pertanto esenti. Questo denaro, ulteriormente "ripulito", viene quindi rigirato ad una seconda società irlandese residente in un paradiso fiscale, dove vengono definitivamente parcheggiati. Terminato il giro, il denaro rimbalzato fra le varie filiali è sostanzialmente soggetto ad aliquota zero: le multinazionali sono sedute su una liquidità da molte centinaia di miliardi sostanzialmente esentasse. Grazie a questo sistema o ad altri simili, Amazon, Apple, Facebook e Google hanno pagato complessivamente tasse in Italia per meno di 6 milioni di euro: la più "generosa" è stata Apple, che ha lasciato al fisco italiano circa la metà di tale somma.

Questi comportamenti hanno comportato due conseguenze negative principali: da un lato sono state sottratte ingiustamente risorse agli Stati e dunque ai cittadini, approfondendo le iniquità del sistema fiscale, arricchendo le grandi imprese e impoverendo la classe media; questi comportamenti hanno inoltre leso la concorrenza, poiché ha sfavorito le imprese meno capaci di sfruttare le scappatoie legali per abbattere il carico fiscale. Per questo motivo un'impresa poteva sopravvivere non grazie ad un prodotto o ad un processo di produzione migliore, come vorrebbe una sana concorrenza, bensì per artifici contabili per giunta poco etici.

Da San Pietroburgo dovrebbe arrivare anche il via libera allo scambio automatico delle informazioni volto a radicare definitivamente il segreto bancario, e quindi andare a scoprire evasori e riciclatori di denaro sporco.

Secondo l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) le risorse che vengono sottratte al fisco a casa di evasione, elusione e uso di paradisi fiscali dovrebbe superare i 100 miliardi di dollari l'anno, secondo una (comunque difficile) stima di massima.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55395/20130905/g20-evasione-fiscale-multinazionali-trasparenza.htm

 

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