USA, male il mercato del lavoro. Occupazione ai minimi da 35 anni, tanti saluti al tapering?

E-mail Stampa PDF

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è calato alle 7,3 per cento battendo le attese degli analisti che si attendevano un tasso fermo al 7,4 per cento. Si tratta probabilmente dell'unica buona notizia di livello statistico, poiché il resto del report del mercato del lavoro mostra che i miglioramenti stanno soltanto nei numeri e non nella realtà.

  

Sono stati creati 169 mila nuovi posti di lavoro, ma le attese erano per un numero più elevato, ovvero a 180 mila. Le cose sembrano andare ancora peggio se si considera che che il dato precedente (luglio) è stato rivisto al ribasso a 104 mila unità contro le precedenti 161 mila. Dei 169 mila posti di lavoro creati ad agosto, 17 mila provengono dal settore pubblico, mentre i rimanenti da quello privato. Negli ultimi tre mesi sono stati creati in media 148 mila posti di lavoro: la media a 12 mesi è a 184 mila, segnalando che il mercato continua a peggiorare.

Continua inoltre il declino del tasso di partecipazione alla forza lavoro, che cala ai minimi dal agosto 1978, dal 63,4 per cento al 63,2 per cento.

La notizia, per quanto negativa, è vista invece come positiva dai mercati, poiché una situazione di deterioramento della questione occupazionale allontanerebbe i timori di tapering off, prefigurando un ripensamento nel tempo del ritiro del piano di acquisti di asset da parte della Federal Reserve, che attualmente inonda il mercato con liquidità fresca al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese. Fino alla mattinata di venerdì ci si aspettava un annuncio in tal senso nel mese di settembre, ma a questo punto questo scenario sembra improbabile.

Prendendo atto del proprio mezzo fallimento (uno degli obiettivi della Fed era appunto il recupero occupazionale) è diventato molto probabile che il tapering diventi completamente un'incombenza a carico del successore del presidente Ben Bernanke, in scadenza alla fine dell'anno.

Con simile probabilità è possibile che verrà invece annunciata qualche manovra "light", volta invece a rallentare l'irripidimento della curva dei tassi d'interesse dei titoli ha più lunghe scadenze (escludendo in particolare solo quelle a breve e brevissimo termine): tale escalation dei tassi è da un lato positivo, poiché i mercati ritengono che la crescita è destinata effettivamente ad arrivare, dall'altro con una inflazione bassa aumenta inevitabilmente il costo reale del debito, frenando la stessa ripresa, che attualmente, specie in Europa, sembra semplicemente un rimbalzo dal fondo dell'abisso in cui il vecchio continente si è cacciato.

Non era quindi in errore il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che giovedì aveva ricordato che sì, la ripresa c'è, ma si tratta di germogli molto molto verdi. Resta ancora molto lavoro da fare e non è il caso di lasciarsi andare all'ottimismo e dimenticare che l'Europa, nonché l'Italia sopratutto, necessitano di riforme strutturali con urgenza crescente.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55456/20130906/usa-lavoro-tapering-disoccupazione.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili