La Spagna supera l'Italia nella guerra degli spread: ecco perché

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La Spagna sorpassa nuovamente l'Italia sul mercato obbligazionario e questa volta c'è il rischio che il sorpasso diventi definitivo: dopo più di un anno (precisamente da marzo 2012), infatti, i rendimenti del decennale spagnolo sono scesi al di sotto di quelli italiani, rispettivamente al 4,49 per cento e 4,51 per cento.

  

Le ragioni sono principalmente due, una politica l'altra economica: a livello politico, in Spagna c'è un governo guidato saldamente da Mariano Rajoy, che sembra essere riuscito a sopravvivere allo scandalo dei finanziamenti occulti che ha rivelato il precedente tesoriere del suo partito. In Italia c'è invece un governo già intrinsecamente traballante per via delle litigiose larghe intese, cui si è aggiunto il problema della decadenza di Berlusconi, che potrebbe farlo cadere e portare a nuove elezioni con lo stesso sistema elettorale che non può garantire alcuna stabilità. In pratica la Spagna ha un governo che potrebbe durare fino al 2015, mentre in Italia c'è un governo che non sa se riuscirà neppure a mangiare le caramelle ad Halloween, e non c'è molta speranza che nuove elezioni portino ad una maggioranza meno in bilico di quella attuale.

Se però analizziamo lo stato attuale dei fondamentali notiamo che il vantaggio della Spagna non dovrebbe avere ragion d'essere: l'Italia, infatti, appare maggiormente solida rispetto alla Spagna.

Il problema in questo caso va visto in prospettiva futura: nonostante la crisi profonda la Spagna appare incamminata su un sentiero di crescita che parte dall'inizio del secolo, mentre l'Italia è su un piano inclinato da circa vent'anni.

La Spagna, nel corso della crisi economica, è riuscita a mettere in pratica diverse e riforme che hanno consolidato la situazione e creato le basi per una crescita economica, tanto che quest'anno il costo medio del suo debito è calato al 2,61 per cento (il terzo più basso dal 1999, e il migliore da quando la crisi dell'eurodebito è esplosa - ovvero dal maggio 2010), mentre quello dell'Italia è salito al 3,31, in aumento dal 3,11 del 2012, secondo Unicredit. Un chiaro segnale di fiducia da parte degli investitori che ha molte ragioni valide. Ad esempio, mentre l'Italia può vantare solo una riforma delle pensioni (che si è limitata a correggere una potenziale bomba per i prossimi decenni, senza correggere le storture di un sistema che vedrà pensionati sempre più poveri a causa del troppo denaro erogato oggi), la Spagna ha attuato una riforma del mercato del lavoro che appare più vera di quella messa in atto sotto il governo Monti, che ha contribuito a rendere più competitiva l'economia spagnola, mentre quella italiana ha continuato a scivolare. Il costo del lavoro per unità di prodotto in Spagna è sceso, mentre in Italia è salito ancora, come da decenni a questa parte e, come sempre, senza alcun guadagno a giustificarlo.

L'economia spagnola, inoltre, appare ben piazzata per approfittare della ripresa altrui con una crescita di medio termine che sarà guidata dalle esportazioni, mentre l'Italia da questo punto di vista dovrebbe limitarsi a sopravvivere (mentre peggio andrà per quelle aziende e quei settori poco internazionalizzati, che continueranno a subire gli effetti della depressa domanda interna).

L'economia spagnola, infine, appare essere molto meno provinciale di quella italiana con la presenza di molti più grandi gruppi (oltre un terzo del PIL deriva da 15 grandi aziende), mentre in Italia la stragrande maggioranza (oltre il 90 per cento) del PIL è prodotto da medie, piccole e piccolissime realtà, che non sono in grado di competere in un mondo in via di sempre maggiore globalizzazione e che rischiano di sparire insieme a milioni di posti di lavoro.

È dunque vero che la Spagna appare ancora più arretrata rispetto all'Italia, ma con una situazione politica più stabile ed una economia meglio riformata gli investitori possono puntare su di essa con un pur timido ottimismo.

Lo stesso invece non si può dire dell'Italia, sequestrata dal destino di Berlusconi, privata delle necessarie riforme economiche, bloccate prima sotto il governo Prodi e poi sotto quello Monti dai soliti veti delle caste che continuano a spolpare quel che resta della carcassa italiana, e con un governo non solo precario, ma bloccato al suo interno, tanto che dopo cinque mesi tutto ciò che ha fatto è stato rinviare cose.

Non bisogna dunque stupirsi se i mercati pesano meglio la Spagna rispetto all'Italia, né del fatto che l'Italia sia l'unica economia del G7 a registrare una crescita negativa nel 2013, con una tendenza che, in base agli ultimi dati rilasciati martedì, hanno ancora una certa tendenza al peggioramento.

La ripresina doveva arrivare a metà 2013, poi a fine 2013, adesso si comincia a dire che arriverà a inizio 2014.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55642/20130910/spagna-supera-italia-spread.htm

 

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