Produzione industriale italiana negativa, obiettivo deficit a rischio

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Nei giorni scorsi l'Italia ha fatto parlare di sé, prima con il discorso di Visco, poi quello di Confindustria sulle possibilità della ripresa italiana. Tuttavia, si tratta di uno scenario in apparenza sereno, perché secondo gli ultimi dati ISTAT, la produzione industriale italiana, nel mese di luglio, è calata dell'1,1%, rispetto al dato di giugno, e del 4,3% rispetto allo scorso anno. In media, nel trimestre maggio-luglio, l'indice ha registrato una flessione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.  Il dato segnala che il Paese si trova ancora in una situazione di stallo e che la ripresa, nonostante venga guardata con un occhio di fiducia, sarà lunga e faticosa. Il calo congiunturale giunge dopo due mesi in positivo, deludendo così le aspettative degli analisti che prevedevano un nuovo rialzo, pari allo 0,3%.

  

Le uniche variazioni positive si registrano esclusivamente nel comparto dell'energia, che guadagna un +1,7%, mentre segnano variazioni negative i beni strumentali, -3,1%, i beni intermedi, -1,1%, e, in misura minore, i beni  di consumo,che registrano un calo dello 0,3%. Nell'ambito della manifattura, incrementi sono stati registrati nel settore delle industrie tessili, d'abbigliamento, pelli e accessori, che segna un +4,4%, e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, che registra un +2,2%.

Gli indici corretti, a luglio 2013, evidenziano diminuzioni tendenziali in tutte le macro-industrie. Calano in modo significativo, la fornitura di energia (-7,1%), e i beni strumentali (-6,6%), registrano invece una contrazione più contenuta i beni di consumo (-3,7%) e i beni intermedi (-2,1%).  Per quanto riguarda le dinamiche tendenziali di attività economica,l'unico comparto in crescita è quello dell'industria tessile, d'abbigliamento, pelli e accessori, con un incremento del 2,3%. Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell'industria del legno, della carta e della stampa (-11,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,6%) e della fabbricazione dei mezzi di trasporto (-8,4%).

Dati questi che mettono in discussione la possibilità di raggiungimento del target di un disavanzo al 2,9% rispetto al Pil, previsto per la fine del 2013. Al riguardo, l'intervento della Banca Centrale Europea è un monito nei confronti dei provvedimenti attuali dal governo italiano, quali il rimborso dei debiti verso le imprese, l'abolizione dell'Imu, che provoca l'assenza di un gettito pari a 2,4 miliardi di euro, e il rinvio dell'aumento dell'Iva, spostato al 1° ottobre, che mettono ancora di più a rischio in conseguimento del deficit al di sotto della soglia del 3%. Rischio aggravato anche dall'erogazione di sostegno a favore del settore finanziario e dal rimborso degli arretrati.

Reazione negativa di Piazza Affari: l'indice Ftse Mib è arrivato a cedere lo 0,97%.

Dal punto di vista Europeo, invece, la Bce parla di "graduale ripresa", con un "lento recupero del prodotto", atteso per la fine del 2013, e conferma le nuove stime per il Pil, con un prodotto atteso in calo dello 0,4%, rispetto al precedente -0,6%. Confermate anche le nuove stime dell'inflazione per il 2013, che si aggirano attorno all'1,5%, rispetto al precedente 1,4%, e per il 2014, attorno all'1,3%.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/55738/20130912/produzione-industriale-deficit-ripresa.htm

 

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