Non si può parlare di ripresa se la Germania (tra gli altri) non ha ancora capito il problema

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Nonostante le parole molto caute del commissario europeo Olli Rehn, la crisi per l'Europa non solo non è finita, ma sembra anche lontana da una vera conclusione. Così come Mario Draghi un paio di giovedì fa, anche Rehn ricorda che ci sono i germogli molto molto verdi di ripresa, che «l'area dell'euro sta arrivando al punto di svolta», ma continuano a rimanere i problemi principali.

  

Il vicepresidente della Commissione europea ha ricordato due fatti fondamentali, ovvero che la stabilità politica è fondamentale per sostenere la crescita e che è necessario un percorso di riforme che permetta all'Italia di correre come la Ferrari che dovrebbe essere.

L'intervento è indubbiamente esatto, ma tralascia alcuni fondamentali particolari: molti PIL europei stanno godendo effettivamente di rimbalzi o quantomeno di un'attenuazione del tasso di caduta, tuttavia andando a vedere le previsioni relative al 2013 rilasciate neppure un anno fa si può facilmente verificare che la crisi continua ad andare peggio del previsto. Un esempio su tutti è l'Italia, per la quale alla fine del 2012 si prevedeva una caduta del Pil per l'1 per cento, mentre con buona probabilità si sfiorerà il -2. Non va bene neanche nell'Europa cosiddetta "core", a giudicare dal paladino del tetto al deficit, l'Olanda, la cui crescita peggiore del previsto, come visto in un nostro articolo precedente, ha costretto il governo ad accettare lo sforamento. L'Europa è piena di situazioni simili.

L'altra problematica si chiama Germania, ormai vicinissima alle elezioni del 22 settembre che dovrebbero confermare che nulla cambierà, a meno di esiti sorprendenti.

Due sono infatti le tesi che imperano nelle più ampio spettro politico tedesco da destra a sinistra: la prima è che la colpa è comunque dei paesi del Sud Europa; la seconda è che i paesi del Sud Europa devono fare come la Germania nel 2003.

Peccato però che la Germania del 2003 godesse di condizioni estremamente più favorevoli per le sue riforme: intanto sforò abbondantemente il tetto al deficit, lo stesso deficit che oggi viene imposto a tutti e rispettato da nessuno (tranne l'Italia).

In secondo luogo le riforme, specie nel mercato del lavoro, furono rese possibili in Germania dal fatto che c'erano altri Paesi in boom economico, in grado di sopportare la stretta tedesca. In altre parole, Paesi tutt'altro che in depressione erano in grado di comprare fortemente prodotti tedeschi e quindi contribuire alla sua ripresa economica. La mia spesa è il tuo reddito, il mio reddito è la tua spesa.

Oggi invece non è così: non ci sono attualmente economie che vogliono o possono contribuire all'assorbimento della stretta fiscale nei Paesi più in difficoltà: quelli del Nord Europa, a partire dalla Germania, infatti, in cambio di aiuti chiedono di continuo a manovre di austerità che approfondiscono l'attuale crisi, spiegando come mai, nonostante tutto, le previsioni di crescita di un anno prima si rivelano sempre troppo ottimistiche rispetto alla realtà di un anno dopo.

Che ci sia un qualche tipo di crescita al momento è un dato di fatto; non è però possibile parlare di ripresa, poiché le probabilità che si tratti di un semplice rimbalzo prima di una nuova caduta sono elevate, visto che tutti i problemi, sia nazionali che di livello europeo, sono tutti sul piatto.

Anche nel 2009 si parlava di ripresa economica, ed effettivamente il Pil italiano, dopo aver perso circa 7 punti percentuali rispetto al picco del 2007, riuscì fra il 2010 e il 2011 a recuperare circa due punti percentuali, salvo poi crollare fino all'attuale meno 9 per cento rispetto al picco 2007.

In conclusione, la crisi, nonostante la ripresina, è ancora qui, poiché le cause della crisi sono stato solo parzialmente individuate nelle cancellerie europee, tuttavia per risolverle è obbligatorio riuscire ad avere il quadro esatto della situazione. E da questo punto di vista siamo ancora molto lontani.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56009/20130917/ripresa-germania-rehn-italia-ferrari-riforme.htm

 

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