Per colpa dell'abolizione dell'IMU si dovrà aumentare l'IVA: ecco l'ennesima zavorra elettorale per l'Italia

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Che la coperta fosse troppo corta si sapeva ormai da tempo, come pure che a forza di raschiare il fondo del barile le dita si sarebbero presto consumate. Il governo si trova ora nella situazione più volta descritta anche su queste pagine, vale a dire che le cose che compongono il programma dei partiti di governo unite alle cose che è fondamentale fare per far ripartire la crescita richiedono soldi che semplicemente non ci sono.

  

Sono tre le misure per le quali il governo sta cercando disperatamente di trovare quattrini: un miliardo per fermare l'aumento Iva per quest'anno e quattro per fermarlo strutturalmente, 2,4 miliardi per sterilizzare la seconda rata dell'Imu e quattro per arrivare all'abolizione strutturale e qualche miliardo per riuscire a tagliare il cuneo fiscale.

A conti fatti lo scenario più probabile sarà il seguente: trasformazione dell'imposta sulla casa in un'altra, comprendente anche quella sui rifiuti ed altre tasse, che sia spalmata su più contribuenti, in modo tale che la metà più ricca degli italiani (vale a dire quella che pagava l'Imu sulla prima casa) paghi di meno, mentre l'altra metà (che non la pagava) pagherà di più. Le casse dello Stato, alla fine della fiera, dovrebbero trovarsi da qualche centinaio di milioni ad un paio di miliardi in meno.

L'aumento dell'Iva probabilmente dovrà rimanere, anche perché è già legge, per trovare denaro per tagliare il cuneo fiscale: guarda caso attualmente si ritiene che questo taglio dovrebbe essere proprio nell'ordine dei quattro miliardi che si dovrebbero ricavare dall'aumento dell'IVA. Si realizzerebbe così la fantasmagorica traslazione dell'imposizione fiscale dalle persone e le imprese alle cose. Le cose però non saranno così semplici.

Come dimostra l'esperienza della governo Prodi, che già nel 2007 effettuò un taglio del cuneo fiscale di simile entità, l'effetto per imprese e lavoratori del taglio sarà sostanzialmente trascurabile e probabilmente non percepito.

E però aumenterà la tassazione sui consumi, che molto probabilmente porterà ad un ulteriore fase di depressione della domanda interna, impoverendo le famiglie e colpendo i fatturati delle imprese. In altre parole con una mano si dà e con l'altra si toglie, sicché se tutto andrà bene famiglie e imprese non percepiranno alcun beneficio, proseguendo la dinamica depressiva attuale, mentre lo Stato si ritroverà con minori entrate Iva, proseguendo l'attuale naturale traiettoria che vede corrispondere ad un aumento della tassazione una caduta del gettito.

Esiste una qualche soluzione? La risposta è sì, se tralasciamo alcuni dettagli come il fatto che ci sono altri miliardi da reperire (la sempiterna cassa integrazione) o altri buchi da riempire (come quello che lascerà la Tobin tax, ma soprattutto una crescita inferiore alle attese, che porterà meno gettito del previsto); e questa soluzione è mantenere l'Imu sulla prima casa per le ben note ragioni di equità ed efficienza  (magari migliorando il sistema, poiché la grande maggioranza di chi paga tale imposta se la può benissimo permettere), fermare definitivamente l'aumento dell'Iva e procedere ad un taglietto del cuneo fiscale. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma probabilmente permetterebbe al Paese di non entrare definitivamente in stagnazione.

Purtroppo questa soluzione appare impraticabile, poiché Renato Brunetta, instancabile paladino dell'abolizione dell'Imu, sarebbe costretto a pagare circa 3.000 euro sulla sua villa da 10 camere e 5 bagni più piscina e giardino da 1000 metri quadri. Certo la metà più ricca degli italiani potrà risparmiare in media 200 euro l'anno, che però grazie a questa capriola di politica fiscale verranno risucchiati in gran parte dalla metà più povera.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56047/20130918/abolizione-imu-aumento-iva.htm

 

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