Poche ore all'attesissimo tapering: e se la Fed non decidesse niente?

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E finalmente arrivato il giorno del meeting del Federal open market committee (FOMC) di settembre, il giorno in cui secondo la grande maggioranza degli analisti l'istituto guidato da Ben Bernanke annuncerà l'inizio del famigerato tapering, ovvero la progressiva riduzione del programma di acquisto di titoli di Stato e MBA che attualmente procede al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese.

  

Tuttavia molti indizi lasciano intendere che una uscita effettiva dal programma è ancora lontana, e anzi è possibile che anche l'inizio della fine del quantitative easing debba essere rimandato a qualche altro incontro nel corso dei prossimi mesi.

È senza dubbio vero che si sta avvicinando la soglia del 7 per cento del tasso di disoccupazione che la Federal Reserve prende a riferimento, tuttavia la lettura delle minute lascia intendere che si tratta soltanto di una soglia statistica rozza, che darà soltanto una idea della ripresa in atto. E qui casca, l'asino perché la ripresa sembra tutt'altro che in grado di camminare con le proprie gambe.

L'ultimo dato macro che rema contro il tapering è stato rilasciato proprio nella giornata di oggi 18 settembre, e mostra che uno dei più importanti indicatori di una ripresa in atto ovvero il mercato immobiliare è tutt'altro che bullish. Martedì invece è stato rilasciato il dato relativo all'inflazione e anche in questo caso si nota che il target è molto lontano. Detto altrimenti, a dispetto degli strali lanciati ogni giorno dalle opinioni di destra sul rischio Weimar, continua a non vedersi ombra di inflazione, che anzi continua a rivelarsi troppo bassa.

Se si considera che l'inflazione è un po' il tachimetro dell'economia (vale a dire che una crescita è solitamente accompagnata da un rialzo dei prezzi), anche la cosiddetta ripresa sembra essere destinata ad rimanere fra il modesta e il moderata. È quindi possibile che nel corso del meeting ormai in dirittura di arrivo il FOMC rivedrà al ribasso le sue stime relative al prodotto interno lordo e all'inflazione, e prenderà le dovute contromisure, optando ad esempio per un tapering light per contrastare l'irripidimento della curva dei tassi sulle più lunghe scadenze (ovvero dove le banche centrali sono più "neutrali").

A questi indicatori economici vanno poi aggiunti due indicatori più umani: il primo è che da quanto risulta i membri del Comitato non sembrano avere alcuna urgenza sul prendere nuove decisioni, e a luglio non c'era molto consenso sulle condizioni dell'economia americana; la seconda riguarda la corsa per la successione di Bernanke, che vede in pole position Janet Yellen, colomba più interessata ad abbassare il tasso di disoccupazione che a frenare l'inflazione (che comunque non necessita di essere frenata).

Il mercato del lavoro è depresso, l'inflazione è depressa, la crescita è depressa: tutti gli indicatori che lasciano pensare che il tapering debba essere spostato più avanti nel tempo. Resta comunque una solida certezza: una ripresa economica vera e propria passa necessariamente per la politica. Una banca centrale può intervenire per evitare collassi nel breve periodo (del sistema finanziario negli USA o dell'euro in Europa), tuttavia il grosso del lavoro per il meglio e il lungo periodo deve arrivare da chi governa. Fino ad allora si tratterà di gonfiare un palloncino dicendo che tutto andrà bene finché quel palloncino non scoppierà. Di nuovo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56066/20130918/tapering-fed-disoccupazione-crescita.htm

 

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