DEF, stime del governo spesso troppo ottimiste. Non bastano gli annunci, servono riforme serie

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La memoria delle persone è spesso molto corta, e chi governa (o si candida a farlo) lo sa bene: gli annunci, le dichiarazioni e anche gli insulti si susseguono quotidianamente, e spesso contraddicono oppure omettono quanto detto o fatto il giorno, la settimana, il mese o vent'anni prima.

  

È il caso di chi afferma che l'Europa è il male quando poche settimane prima affermava che l'Europa deve commissariare l'Italia. È il caso di chi manda un messaggio a reti unificate dicendo di volere salvare l'Italia vent'anni dopo il primo, e soprattutto dopo ben quattro esperienze di governo. E molti altri di ogni colore politico.

È il caso anche delle stime di crescita: i governi (non solo quello italiano) tentano sempre di essere ottimisti, per due ragioni fondamentali. La prima riguarda il fatto che tali stime sono utilizzate per le operazioni di finanza pubblica (quanto tassare, quanto spendere e cosucce così): più si cresce, meno devo tassare e più posso spendere; la seconda è perché essi sperano che la profezia che si autoavveri, sicché la crescita annunciata si genererà da sola grazie alla fata Fiducia. Peccato però che annunciare non basti.

Torniamo indietro nel tempo, all'aprile 2012 (ma un discorso simile può essere fatto anche con i governi precedenti): all'epoca a Palazzo Chigi c'era Mario Monti, che prevedeva un PIL 2012 in calo dell'1,2 per cento. Alla fine dell'anno però la realtà ci dice che il calo fu doppio, ovvero -2,4 per cento.

Sempre nell'aprile 2012 Mario Monti affermò che per il 2013 si sarebbe registrata una crescita dello 0,5 per cento; a dicembre questa previsione era già scesa al -1 per cento, per poi calare a marzo al 1 virgola tre per cento. Già all'epoca affermammo che tale stima era ancora troppo ottimista, e le nuove stime del PIL, rilasciate venerdì, hanno confermato che non ci siamo sbagliati: sarà -1,7 per cento (forse).

Ancora un passo indietro esattamente a un anno fa. Il DEF rilasciato nel settembre dell'anno scorso indovinò esattamente il calo del PIL per quell'anno, mentre prevedeva un ribasso dello 0,2 per cento per il successivo 2013. Il copione rischia di ripetersi un anno dopo: la nota di aggiornamento resa nota oggi indovinerà con buona probabilità la decrescita di quest'anno (decimale meno, decimale... meno), mentre la previsione relativa al 2014, pari a +1 per cento, sembra essere il solito attacco di ottimismo eccessivo. Per dire, l'ultima finanziaria approvata dal governo Berlusconi, nel famigerato autunno del 2011, prevedeva per lo stesso anno una crescita dello 0,7 per cento (si fermerà a +0,4), e una decrescita dello 0,6 nel 2012 (il calo sarà poi quadruplo).

Non c'è nulla di male ad essere ottimisti, sia chiaro: stimare un PIL "ottimista" permette di essere più leggeri nella manovra fiscale. Se proprio tutto va male, come ben sappiamo, basterà fare una manovra aggiuntiva in corso dell'anno, al limite fare prelievi notturni sui conti corrente.

Il problema è che le aspettative non possono limitarsi a semplici annunci, ma devono essere rese credibili attraverso interventi effettivi: non basta annunciare, bisogna anche fare. Lo sa bene il governo Monti, la cui unica vera riforma è stata quella delle pensioni, mentre le altre (dal mercato del lavoro alle liberalizzazioni) sono almeno parzialmente naufragate anche grazie ad una maggioranza sempre più instabile e sempre più interessata a monetizzare consenso elettorale che a salvare il Paese, una volta passata l'emergenza spread.

Gli italiani, alla fine (nel 2012), non hanno percepito cambiamenti (che comunque non ci sono stati), limitandosi a rendersi conto dell'aumento della pressione fiscale, che ha ulteriormente depresso l'economia e smentito le previsioni di crescita. Anche l'incertezza politica (ed elettorale) ha dato una mano all'incertezza, che fa male all'economia.

Il copione, si diceva, rischia di ripetersi anche per il 2014: se il governo Letta e soprattutto la maggioranza che lo sostiene si limiteranno agli annunci, o peggio, ad approfondire la loro litigiosità, visto i numeri precedenti non si può escludere un terzo anno di recessione.

Va bene quindi essere ottimisti e infondere speranza, le persone avranno anche la memoria corta, ma vedono benissimo se oggi le cose vanno meglio o peggio di ieri, e fanno le proprie scelte sul futuro anche in base a questo. In altre parole, oltre a dire agli italiani: «andrà meglio», è necessario fare qualcosa di concreto nell'interesse del Paese, che ne cambi davvero il volto.

Purtroppo all'orizzonte non si vede nulla del genere, solo minacce di staccare la spina per salvare una sola persona e presunti economisti di piccola statura intellettuale che vogliono spendere (male) soldi che non ci sono. Come nel 2012, come nel 2011 e come in molti anni precedenti.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56182/20130920/def-stime-crescita-governo-annunci.htm

 

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