Finmeccanica: il caso delle Ansaldo e l'italianità forzata

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E' un periodo decisamente turbolento, l'attuale, per Finmeccanica. La recente bocciatura da parte dell'agenzia internazionale di rating Moody's (da Baa3 a Ba1) è solo l'ultimo di una serie di 'indizi' che sottolineano il difficile status quo della società. Il titolo è, definitivamente, sceso al livello "Junk", spazzatura. Le motivazioni di questa perdita di 'appetibilità' non sono, poi, così difficili da individuare. Lo stesso comunicato di Moody's ne tocca i punti salienti:

  

"Il downgrade incorpora l'aspettativa di un ritmo più lento di miglioramento della performance operativa complessiva di Finmeccanica e del profilo di credito. [Per vedere i guadagni sorretti dalla ristrutturazione] serviranno molti anni (...) per vari motivi le vendite di alcuni asset sono state anche ampiamente ritardate (...) [I rating Finmeccanica] potrebbero ulteriormente essere abbassati se non si realizzerà l'attività di cessione degli asset e di restituzione del debito in conformità alle aspettative (...) [La vendita del settore dei trasporti] avrebbe risolto uno dei suoi più grandi problemi, fermando la pesante distruzione di liquidità di Ansaldo Breda".

'Tutto qui' il problema: le aziende che fanno ancora parte della galassia Finmeccanica ma che non rientrano più nei piani. Tre nomi su tutti: Ansaldo Breda, Ansaldo Sts ed Ansaldo Energia. Tre 'figliocce' profondamente diverse tra loro che, pur messe sul mercato, non sono ancora state vendute. La Breda, legata ai trasporti, è un vero e proprio salasso per Finmeccanica. Ansaldo Sts, invece, ha delle palesi potenzialità ma necessiterebbe di un maggior sostegno per reggere il confronto sul mercato. Ansaldo Energia chiude il terzetto: fiore all'occhiello da 1,5 miliardi di euro ha bisogno, anche lei, di una holding differente che la tuteli e la proietti sui mercati internazionali.

Vendere queste tre aziende migliorerebbe notevolmente la situazione di Finmeccanica, ma allora cos'è che non funziona? Di sicuro non mancano i compratori: giapponesi (Hitachi Transportation) per la Breda, coreani (Doosan) per Ansaldo Energia ed americani (General Electric) per Ansaldo Sts. L'unico vero 'problema', l'unico elemento 'non desiderato' che accomuna i tre pretendenti è che non sono italiani. Il volere palesato dai piani alti è quello di dismettere pur mantenendo l'italianità delle tre aziende. Un gioco pericoloso che rischia di far crollare tutto il castello di carte.

A Roma i vertici Finmeccanica si stanno incontrando con i sindacati: l'argomento principe sarà, ovviamente, quello legato alle tre Ansaldo in questione. Marco Doria, sindaco di Genova, aveva avvertito tutti: "Il governo Letta è stato molto silenzioso, troppo silenzioso, sul futuro di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, una vicenda che ha un'importanza assoluta per l'industria nazionale. Lasciare la decisione sul futuro delle nostre aziende soltanto a un gruppo che legittimamente guarda ai suoi equilibri di bilancio mi è sembrato molto riduttivo. Spero ancora di sentire indicazioni chiare dal governo".

Il viceministro all'economia Stefano Fassina non ha fatto mistero della questione 'italianità' legata alle Ansaldo: "Vogliamo una soluzione che attraverso Cassa Depositi e Prestiti consenta alle tre Ansaldo unite, di rimanere in modo trasparente sotto il controllo italiano, con la ricerca di un partner industriale".

Una voglia di mantenere il tutto in Italia che, anche se ovviamente lecita, non deve rendere troppo miopi. Il caso 'Alitalia' torna in mente, allora, in maniera del tutto naturale. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56290/20130923/finmeccanica-fassina-ansaldo-sts-breda-energia-cessione-piano-ristrutturazione.htm

 

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