La favola dell'italianità, ennesima scusa per continuare a spolpare il Paese

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A testimonianza del fatto che riconoscere i propri errori non sembra essere prerogativa di una intera classe politica (destra, sinistra, sopra, sotto, in obliquo), il dramma di Alitalia rischia di essere ripetuto con altre aziende di cui andrebbe preservata l'italianità per motivi che, a livello economico, restano un mistero.

  

In generale non c'è granché di male nel volere conservare i campioni nazionali, specie per tutelare i dipendenti: ciò dovrebbe avvenire quando l'intervento straniero rischia di creare danni al Paese più dell'attuale status quo. La declinazione odierna della difesa dell'italianità, tuttavia, prevede invece che si preservi la situazione attuale, con l'obiettivo finale di permettere allo status quo di continuare a fare danni al Paese a spese del contribuente.

Le cordate più o meno finanziate dallo Stato (poiché il settore privato continua ad essere allergico all'utilizzo dei propri capitali, ammesso che ce ne siano) non hanno né il coraggio, né la cultura, né la visione, né i quattrini, né, probabilmente, l'intenzione (si veda il caso Alitalia) di compiere una così alta missione, ovvero difendere il campione nazionale e il suo tesoro (i dipendenti, innanzitutto), ma solo infilarsi soldi in tasca e mantenere entrature fondamentali per altri affari.

Il risultato è che le interferenze dello Stato non sono finalizzate né al recupero della competitività né alla tutela dei lavoratori, bensì al mantenimento di un tragico status quo: detto altrimenti, si utilizzano i soldi degli italiani per fare gli interessi di una classe dirigente che non vuole riconoscere i propri prolungati, multipli errori.

Simili manovre prolungano semplicemente l'agonia dell'azienda oggetto di tutela dello Stato, deprimendone così il valore. Ciò significa che gli esiti possibili saranno inevitabilmente due: o l'azienda porta i libri in tribunale, chiude e licenzia, oppure lo straniero si papperà l'azienda stessa ad un prezzo inferiore soltanto un po' più avanti nel tempo.

A godere, alla fine, sarà la classe dirigente, sia gli industriali (quelli vecchi, ovviamente), che potranno incassare, se possibile, qualche spicciolo di plusvalenza e godere di amicizie rinforzate, sia quelli politici, che monetizzeranno il consenso elettorale raccolto grazie al nazionalismo più spicciolo.

A perdere non sono solo gli italiani di oggi (che solo con la farsesca tragedia di Alitalia fortemente voluta da Silvio Berlusconi oggi pagano un conto da oltre 4 miliardi di euro, perchè si è voluto impedire ai francesi di comprare la compagnia aerea, preferendo quasi regalargliela pochi anni dopo), ma anche quelli di domani: attualmente (un attualmente che dura da un decennio, in verità) la politica non riesce a guardare più in là del mese prossimo, poiché con un governo che potrebbe cadere da un momento all'altro risulta più fondamentale del solito pensare alla campagna elettorale, ed è pertanto necessario raccattare ogni briciolo di consenso, dall'IVA all'IMU, dalle bollette all'italianità, dimenticando che chi dirige deve fare la cosa giusta, non quella che più gli conviene per poter blaterare trionfante seduto sulla poltrona di Vespa o quella di Floris. Il risultato sono decisioni di politica economica che faranno gran danno fra una elezione e l'altra, finchè, a furia di tirare una coperta sempre più sfilacciata, essa si romperà.

il problema più grosso, però, resta il fatto che gli italiani continuano a bersi queste favole come fosse un ottimo vino (rigorosamente italiano): in ultima analisi, se in Italia non si riesce a riformare, è perché alla fine della fiera tutti (anche il nuovo che avanza) queste riforme non le vogliono. Tutti hanno un proprio orticello da coltivare, e ogni cambiamento deve fare danni in quello di qualcun altro, non certo nel proprio. Sicché ogni annunciata riforma, escluse quelle disperate (come le riforme delle pensioni), finiscono per essere annacquate affinché nulla cambi. Al massimo si colpisce chi non riesce ad unirsi in una corporazione a tutela dei propri interessi, come i disoccupati, i precari, gli studenti, i giovani in generale, cosa che però genera un continuo impoverimento.

Si perpetua così una situazione che va avanti da diversi decenni: nonostante la difesa strenua del territorio l'orticello dell'italiano medio viene sempre più ridotto, a vantaggio della classe dirigente, che, mentre racconta favole al popolo con la bocca, con la mano sfila portafogli dalle sue tasche.

Il gioco continuerà, finchè, alla fine, non ci sarà più alcun orticello, né italianità da difendere.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56300/20130923/italianit-alitalia-ansaldo.htm

 

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