Il trionfo della Merkel che congela l'Europa

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Angela Merkel trionfa in Germania e sfiora addirittura la maggioranza assoluta: per quanto riguarda l'Europa, tuttavia, la necessità di un accordo con i socialdemocratici e dunque una riedizione della grosse coalizione che ha governato la Germania già dal 2005 al 2009 non deve trarre in inganno poiché per diverso tempo nulla cambierà, almeno fino al 2014.

  

I motivi sono innanzitutto tecnici: ricorda Citigroup che per quanto riguarda la precedente esperienza le trattative fra l'Unione e i socialdemocratici durarono 65 giorni. Se tale esperienza dovesse ripetersi, in questo lasso di tempo il governo uscente non si muoverà, se non costretto dagli eventi.

C'è poi la questione della vittoria schiacciante dell'Unione: il messaggio degli elettori è stato insomma chiaro e forte, indicando che vogliono ancora un'altra dose della politica Merkel, che comprende, fra le altre cose, il sì all'euro e all'Europa, purché la Germania resti sopra a tutto. Per quanto ci si possa provare sarà complicato andare contro la volontà del 42 per cento dei votanti tedeschi. E non solo loro.

La tesi tedesca secondo cui la crisi europea è figlia del debito pubblico e che per tornare a crescere è necessario effettuare svalutazioni interne (leggi: tagliare i salari) e imporre riforme strutturali è infatti molto diffusa sia nella politica che nella società tedesca, sicché va escluso che nel breve periodo questo atteggiamento, per quanto fallito, possa mutare di molto. Pochi giorni prima delle elezioni il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble aveva ribadito che la politica tedesca in Europa era stata un successo e che l'Unione Europea era ormai salva: poco importava se, mentre la disoccupazione giovanile tedesca arriva all'8 per cento, quella greca ormai supera i due terzi, e che nonostante i continui tagli e aumenti delle tasse i debiti pubblici aumentino sia in valore assoluto sia in percentuale del prodotto interno lordo, principalmente per via della continua crollo del denominatore, cioè il PIL, rendendo difficile (pressoché impossibile nel caso greco), ripagare completamente i propri debiti. La crisi europea è risolta, e se non dovesse esserlo, la colpa sarebbe comunque degli altri, che continuano a sforare.

Come per gli olandesi, la realtà prima o poi busserà anche alla porta dei tedeschi: i Paesi europei si trovano sulla stessa barca chiamata Euro, però gli stessi paesi si muovono in modo diverso, poiché le politiche europee hanno sinora fallito il loro obiettivo di completare l'integrazione dei mercati, generando asimmetrie che non vengono attualmente compensate in modo sufficiente. In altre parole, la barca rischia di capovolgersi e affondare.

Esiste (solo per citare la divergenza più strutturale) uno squilibrio delle bilance dei pagamenti a favore della Germania e a sfavore di altri Paesi europei, in particolare quelli del Sud Europa, squilibrio che non viene compensato in alcun modo e che anzi viene approfondito dalle manovre di austerità.

Una forma di compensazione (non necessariamente gli eurobond) è fondamentale per uscire dalla crisi ed i tedeschi dovrebbero saperlo molto bene: quando essi sforarono il tetto al deficit all'inizio del decennio scorso, la loro austerità fu compensata da una espansione dei bilanci dei paesi del Sud Europa, mitigando gli effetti della manovra restrittiva imposta dal governo tedesco e ponendo le basi per la crescita economica che ha fatto volare nella Storia la sua artefice, ovvero Angela Merkel. Se i Paesi europei all'inizio del decennio scorso invece di espandere avessero a loro volta imposto l'austerità, difficilmente oggi staremmo parlando di miracolo tedesco. Però con i se non si fa la Storia.

Resta il fatto che una unione monetaria disunita su tutto il resto non potrà sopravvivere a lungo, è la stessa Storia a ricordarlo, ma ciò nonostante la situazione è destinata ad incancrenirsi finché la Germania non sarà costretta a capitolare per via dell'assedio dei suoi vicini. Prima i PIIGS, poi la Francia, poi i Paesi Bassi, anche gli alleati più fedeli se la passano sempre peggio. Potrebbero occorrere anni perché si arrivi al riconoscimento di questo fallimento.

La speranza è che la Germania riesca a rendersi conto delle debolezze dell'Europa che continua a fomentare, prima che venga superato il punto di non ritorno e giunga quindi l'implosione dell'Unione Europea. Il botto, in questo caso, si sentirebbe fino a Berlino.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56317/20130923/merkel-europa-futuro-euro.htm

 

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