Giappone, segnali misti per l'Abenomics: inflazione ai massimi dal 2008, ma non grazie ai consumi

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Ancora in crescita dell'inflazione giapponese, e ancora una volta il rialzo è soprattutto da imputarsi all'importazione di energia. Il Consumer Price Index è aumentato dello 0,9 per cento su base annua nel mese di agosto, segnando il rialzo più deciso dal novembre 2008.

  

Per il governo si tratta dell'ennesimo segnale positivo nella lotta alla deflazione, che sta colpendo l'impero giapponese da più di 10 anni: il governo sta mettendo in campo misure di notevole entità per raggiungere il target di inflazione del 2 per cento annuo con quella che è stata definita Abenomics, dal nome del primo ministro giapponese Shinzo Abe che la sta proponendo.

L'inflazione core è aumentata dello 0,8 per cento, in lieve rialzo rispetto alle attese di +0,7 per cento, tuttavia restano le preoccupazioni che una buona parte di questo rialzo sia dovuto alla deprezzamento dello yen, che inevitabilmente rende più pesanti le importazioni, in particolare l'energia, che il Giappone è costretto in buona parte a importare dopo che, a partire dallo tsunami del marzo 2011, ha sottoposto a verifica (e dunque spento) i propri impianti di energia nucleare ed il Paese sta dibattendo su se riattivare o meno le proprie centrali.

Il problema, in particolare, è la lentezza con cui i salari stanno rispondendo agli aumenti dell'inflazione: il governo sta cercando di mettere in campo tutte le misure necessarie perché possa attivarsi anche la parte ritenuta "buona" dell'inflazione, ovvero quella collegata ad un aumento della domanda. Perché ciò avvenga, tuttavia, è necessario fare ripartire i salari che però su base nominale a luglio sono cresciuti di appena lo 0,4 per cento, facendo segnare addirittura una decelerazione rispetto al mese precedente.

Se i salari non crescono insieme al tasso di inflazione, la crescita economica non sarà nient'altro che un temporaneo miraggio. Forse anche per questa ragione il governo continua a non prendere una decisione finale sull'aumento dell'imposta sulle vendite, che attualmente è prevista scattare dall'aprile 2014 e che potrebbe stroncare i barlumi di ripresa dei consumi visti nei mesi scorsi, mentre sta pensando all'abbattimento dell'imposizione fiscale alle imprese, tra le più alte del mondo. Questi sgravi fiscali, tuttavia, potrebbero rendere maggiormente complicato tenere sotto controllo l'enorme mole di debito pubblico e far mancare il target di dimezzamento del deficit.

A questo si aggiunge il fatto che, nonostante gli interventi, le imprese continuano a investire all'estero: le spese in conto capitale in Giappone sono scese del 4 per cento nei primi sei mesi del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012; all'opposto gli investimenti nel resto dell'Asia sono saliti del 22 per cento. L'Abenomics, insomma, sta avendo risultati positivi per quanto riguarda la disoccupazione ed i consumi, tuttavia i segnali che si ricevono dall'inflazione sono misti, mentre gli investimenti continuano a deludere: purtroppo questo non è sufficiente per salvare un Paese in cui il problema principale resta una popolazione in progressivo invecchiamento e tradizionalmente restia all'immigrazione, limitando così l'apporto di forze fresche necessarie per puntellare la crescita economica.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56559/20130927/giappone-abenomics-inflazione-massimi-consumi-energia-salari-investimenti.htm

 

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