Cade il governo? Una buona notizia per i conti pubblici, ma non per imprese e famiglie

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La caduta del governo congelando ogni nuova manovra realmente incisiva sui conti pubblici potrebbe avere in realtà un effetto positivo sul Tesoro italiano. È quanto rileva la Cgia di Mestre sottolineando tuttavia che si tratterebbe di una illusione momentanea poiché il miglioramento dei conti pubblici sarebbe ancora una volta dovuto all'ennesima spremuta di contribuente.

  

Va infatti ricordato che nonostante i proclami del centrodestra nessun intervento duraturo è stato approvato riguardo imposta sulla prima casa: se il governo non interverrà, il pagamento della seconda rata, che è stato semplicemente rinviato, tornerà a pesare sulle tasche di quella metà degli italiani (solitamente i meno poveri) che pagano l'IMU sull'abitazione principale. Inoltre, come noto, il primo di ottobre scatterà l'aumento dell'aliquota ordinaria dell'IVA dal 21 al 22 per cento, e in caso di caduta del governo guidato da Enrico Letta, e se il Parlamento non dovesse riuscire ad esprimere una nuova maggioranza, un eventuale correzione della rotta richiederà probabilmente dei mesi.

L'aumento dell'IVA e il ripristino dell'IMU permetterebbe al governo di finanziare tutte le necessità impellenti, com'è la cassa integrazione e la manovra per ridurre il deficit: avanzerebbero infatti abbastanza soldi per abbattere il rapporto deficit/PIL fin sotto il 3 per cento, per la precisione al 2,96 per cento.

Tuttavia dal 2014 inizierebbero nuovi problemi: si tralasci pure la questione dell'IMU, poiché chiunque non abbia una tara ideologica riconosce che essa introduce all'interno del sistema fiscale italiano elementi di equità ed efficienza (senza dimenticare che gli italiani l'avrebbero pagata comunque, pur con un nome diverso, come tassa sui servizi o Taser). Il problema resta l'IVA, che rischia, con il suo peso da 103 euro per famiglia di 4 persone (in media) di dare la mazzata finale ai consumi interni, che continuano a rimanere depressi nonostante i barlumi di ripresina. Meno consumi significa meno lavoro per le imprese e quindi nuovi licenziamenti e chiusure.

I conti pubblici italiani, insomma, confermano la propria solidità di fronte alle avversità, un po' meno quelli di imprese e famiglie, ma per risolvere i problemi di questi ultimi servirebbe non solo un governo diverso da quello del rinvio di Enrico Letta, sostenuto dalle scarse intese, ma probabilmente una diversa classe politica, che da vent'anni lascia marcire l'economia italiana.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56640/20130928/cade-governo-conti-pubblici-imu-iva.htm

 

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