Saccomanni e l'Italia bifronte: quando l'Iva salva i conti pubblici e condanna i cittadini

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Siamo arrivati allo scontro frontale tra l'Italia dei conti pubblici, fatta di bilanci e 'freddi' numeri, e l'Italia dei cittadini, quella che rappresenta famiglie ed imprese. Il caos politico che ha portato 'in dono' il pressoché sicuro aumento dell'Iva ed il ripristino delle rata Imu avrà ripercussioni decisamente differenti sulle due categorie prima citate. Quadratura dei conti e coperture da un lato, modifica delle aspettative e delle abitudini al consumo dall'altro.

  

"Grazie ai nostri sforzi i conti pubblici dell'Italia sono a posto - racconta un quanto mai 'rilassato' ministro dell'Economia Saccomanni - siamo in linea con gli obiettivi e con gli impegni europei. Abbiamo uno 0,1% di Pil da dover correggere, ma nel decreto che abbiamo portato venerdì in Consiglio dei ministri quella correzione già era stata individuata e c'è ancora tutto il tempo per approvarla prima della fine dell'anno". 

Nessun guaio con Bruxelles, anche perché quella fondamentale legge di stabiltà è pronta ("il lavoro è stato fatto, i testi di legge ci sono, vanno solo approvati") e "un governo la farà (...) non c'è nessuna ragione per cui non la possa fare questo governo, anche - evenutalmente - da dimissionario". La credibilità dei conti, nel pensiero di Saccomanni, è il miglior biglietto da visita con il quale l'Italia possa presentarsi, in questo contesto di instabilità politica, tanto all'Europa 'osservatrice' quanto ai mercati finanziari (intanto la Borsa di Milano accusa il colpo e lo spread risale). Il ministro insiste sul fatto che "i mercati sanno che il risanamento dei nostri conti pubblici è stato fatto", che c'è "un quadro positivo complessivo che viene considerato" sullo sfondo di una "congiuntura economica in chiaro miglioramento". Nella rosea visione presentata, i mercati finanziatori erano ben consci di quanto fosse traballante il quadro politico italiano e, per questo motivo, "l'incertezza legata all'instabilità del governo, secondo me, è stata già in gran parte scontata nelle settimane passate", chiosa Saccomanni.

Tutto a posto, allora? Decisamente no. Perché se è vero che l'Italia economica del 2013 deve tenere assolutamente in considerazione il feedback rilasciato dai mercati internazionali e dalle istituzioni europee, è altrettanto pacifico come non possa non considerare anche il fronte 'interno'. L'Italia degli italiani è quella che rischia di subire il colpo più duro dalle scellerate azioni Mr. B. e compagni di merende. Se per i conti l'aumento dell'Iva "non mi sembra una tragedia" visto che era "già deciso" e che "parliamo [solo] di un punto sull'aliquota del 21", per le famiglie italiane il discorso cambia.

Cgia e Codacons hanno già lanciato l'allarme: l'incremento "penalizzerà le famiglie più povere e numerose". Il meccanismo dell'Iva, infatti, va contestualizzato: se, da un lato, è vero che in termini assoluti l'aumento graverà maggiormente su chi ha una superiore disponibilità economica (più elevata capacità di spesa), dall'altro l'incidenza - percentuale - dell'aumento dell'aliquota sarà un macigno (ulteriore) "sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia". Ecco, allora, dove nasce tutta la gravità di questo mancato rinvio all'aumento dell'Iva. I consumatori, poi, non resteranno di certo a guardare e la loro reazione porterà, secondo gli studi della Cgia di Mestre, ad una contrazione del 3% dei consumi. Non finisce qui, ovviamente, visto che la 'ruota economica' pone subito dopo le famiglie le imprese: il mutato approccio dei consumatori andrà direttamente a colpire tutti quegli artigiani e quei commercianti che hanno fatto del mercato interno la propria ragione di guadagno.

Le imprese poi - quando possibile - non esiteranno a concretizzare il tutto in una "raffica di rincari in tutti i settori" che porterà "all'ecatombe del commercio", spiega Codacons. "Una lunga serie di beni subirà un incremento dei listini, con conseguenze pesantissime sui consumi" - ha spiegato Carlo Rienzi, presidente Codacons.

Questi sono i punti fondamentali che il Ministro Saccomanni non ha considerato (o ha preferito non analizzare). Il ritorno della rata Imu e l'aumento dell'Iva da un lato, il mancato aumento delle accise - slegato dall'aumento Iva - sulla benzina (2 centesimi inizialmente ad aumentare fino a 2,5), il mancato anticipo di Taser e Co. ed il non aumento degli acconti Ires ed Irap (dal 101 al 103%) dall'altro: soluzioni 'equivalenti' sulla carta, per quanto riguarda i numeri, ma profondamente differenti sul fronte psicologico, delle aspettative degli italiani. Il mix dato dall'aumento dell'Iva e dal ritorno della rata Imu sono un fatto inaccettabile all'occhio dei cittadini: a fronte dell'incapacità politica generale (con il grande contributo di alcuni elementi 'di spicco') questa assume l'aspetto dell'ennesima, ulteriore, beffa per gli italiani che altro non potranno fare che modificare - nuovamente -  le proprie abitudini di spesa, innescando quel perverso gioco economico di cui sopra che tanto fa rima con 'recessione'.

"Questa non è una crisi al buio dal punto di vista dei conti pubblici" ha specificato Saccomanni. Ha ragione, il ministro, perché questo - infatti - è solo l'ennesimo salto nel vuoto per tutti gli italiani.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56700/20130930/italia-spread-borse-saccomanni-iva-aumento-accise-benzina-imu-ires-irap-conti-pubblici-berlusconi-go.htm

 

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