Le Fondazioni colpiscono ancora: Intesa silura l'irreprensibile Cucchiani

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Quella di Enrico Cucchiani è stata una 'silurazione' in grande stile. Nessuna remora è stata usata per allontanare l'ormai ex amministratore delegato della prima banca italiana. I due consigli di Intesa Sanpaolo, convocati nella serata di ieri a Milano, hanno sancito l'ufficiale avvicendamento: esce Enrico Cucchiani, entra il bazoliano Carlo Messina - già responsabile della Banca dei Territori. L'allontanamento di Cucchiani ha permesso così una sorta di rimescolamento interno delle carte con l'ascesa di Messina e l'assegnazione di una poltrona nel CdG a Francesco Micheli. L'ormai ex ad, tornato da quel di New York, ha già firmato una uscita consensuale a fronte di un riconoscimento di due annualità residue (circa 3,6 milioni di euro).

  

Una volta liquidata la parte ufficiale della vicenda, resta - di fondamentale importanza - l'analisi delle motivazioni che hanno portato all'allontanamento di Cucchiani.

La prima pista da seguire è la più 'banale': un Ad viene allontanato quando, sotto la sua guida, l'impresa subisce un vero e proprio tracollo sui mercati azionari. Scenario palusibile, a dire il vero, visto le agitate acque in cui navigano le banche negli ultimi anni. Contrariamente all'andamento generale, invece, i 21 mesi di gestione di Cucchiani hanno portato le azioni di Intesa Sanpaolo ad apprezzarsi del 50% con una performance di gran lunga migliore delle dirette concorrenti, tanto italiane quanto - spesso - straniere. L'andamento del titolo Intesa non può essere la ragione dell'allontanamento.

Il secondo indiziato, allora, potrebbe essere quel pool di indici che mostrano lo stato di salute di una banca: da quelli legati alla capitalizzazione fino a quelli più immediati del cash-flow, anche qui la storia non cambia per Intesa. I numeri della banca mostrano una solidità invidiabile a livello europeo, una macchina perfettamente funzionante insomma: nenache questa può essere la lecita motivazione per allontanare Cucchiani.

La realtà dei fatti, invece, potrebbe avere una sfumatura politica ben più accentuata di quanto si possa pensare (e sperare). La gestione Cucchiani si è resa 'colpevole' di una lunga serie di virtuosismi che potrebbero non esser andati giù a più di uno dei 'protagonisti' di Intesa Sanpaolo (i maligni possono ora tranquillamente pensare al presidente Giovanni Bazoli e alle Fondazioni azioniste della banca e dal forte 'odore politico').

La direzione cucchianiana, ad esempio, non ha voluto invischiarsi ulteriormente nel 'salvataggio' di aziende italiane sull'orlo del baratro ormai da anni sotto il falso mito del preservarne 'l'italianità'. Ma ancora: Intesa non si è mossa attivamente nel sostegno, anche a costo di compromettere la propria stabilità, di banche nazionali praticamente fallite e in balia degli eventi (e delle Fondazioni, anche qui). La lista dei 'misfatti' potrebbe continuare a lungo ma la ciliegina sulla torta potrebbe essere il caso Telecom (per non parlare delle paventate voci che vedevano Cucchiani fortemente intenzionato alla ricerca di nuovi partner per diluire le Fondazioni in Intesa Sanpaolo). La scelta di Cucchiani di tirarsi fuori dalla partita, insieme a Mediobanca, non è stata di certo vista di buon occhio dall'ex di turno Corrado Passera che aveva così twittato: "Per Telecom i grandi soci italiani hanno preso una decisione pessima". Se poi si considera che l'idea di una Intesa Sanpaolo stile banca sistemica à la Passera coincide, sostanzialmente, con quella del presidente Bazoli, tirare le dovute somme diventa facile sul caso Cucchiani.

La realtà dei fatti è che la gestione di Intesa cambia, tanto nella persona quanto - assai probabile - nello stile, il resto sono soltanto supposizioni. A pensar male, però, si finisce spesso per arrivare molto più vicini alla realtà.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56714/20130930/intesa-san-paolo-cucchiani-bazoli-fondazioni-politica-telecon-alitalia-monte-dei-paschi-messina.htm

 

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