INPS, il bilancio conferma la maxiperdita: l'INPDAP affonda le pensioni dei giovani

E-mail Stampa PDF

Il bilancio dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) finisce in maxi rosso a causa degli effetti della confluenza dell'ex-INPDAP e dell'ex-ENPALS, entrambi soppressi il primo gennaio 2012. È quanto si legge nella nota sull'approvazione del bilancio consuntivo decisa dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'ente pubblico, con il voto contrario della UIL.

  

Si tratta di un peggioramento rispetto al 2011, quando l'istituto riuscì a chiudere l'esercizio con un avanzo di 1297 milioni di euro: l'unione con gli altri enti di previdenza sociale ha pesato per 11.083 milioni di euro, causando di conseguenza il rosso di 9786 milioni.

Il governo Monti decise di unire INPS e INPDAP (tra gli altri) con il decreto legge 6 dicembre 2011, numero 201, il cosiddetto Salva Italia, mettendo sotto l'ala all'epoca solida dell'INPS l'istituto per la previdenza dei dipendenti pubblici, che portava con sé una "dote" di ben 10 miliardi di rosso. A causa di questa zavorra il patrimonio netto del cosiddetto SuperINPS è calato a 21,875 miliardi di euro dai 41,3 miliardi del 2011.

Non andrà meglio l'anno prossimo, poiché secondo il bilancio preventivo per il 2013 la perdita nell'esercizio in corso arriverà a 9,2 miliardi, causando in appena un biennio una perdita di ben 19 miliardi, con il rischio che nel 2014 il patrimonio netto possa essere azzerato. La riforma Fornero, tuttavia, dovrebbe riuscire a migliorare la situazione a partire dal 2015, quando comincerà definitivamente a invertirsi la tendenza al rialzo della spesa pensionistica.

Prima della confluenza dell'INPDAP (soprattutto) le finanze dell'INPS apparivano piuttosto solide, se si considera che la gestione di Antonio Mastrapasqua è riuscita ad accumulare in quattro anni di gestione ben 25 miliardi di euro di avanzo.

L'INPDAP però si è portato dietro venti anni di gestione in cui il saldo fra contributi versati e prestazioni erogate dall'ente previdenziale non è mai stato positivo: i contributi versati dai dipendenti pubblici non sono infatti sufficienti a coprire la spesa per le pensioni degli ex lavoratori del settore pubblico, mentre sono larghissime le schiere di pensionati del settore pubblico andati in pensione con il sistema retributivo, e che quindi ricevono pensioni sproporzionate ai contributi versati, anche perché non sono stati pochi coloro i quali hanno approfittato della possibilità di andare in pensione da giovanissimi (i cosiddetti baby pensionati).

Ciò ha comportato un ripensamento del sistema previdenziale che, in virtù dei ben noti diritti acquisiti dei pensionati attuali, è ricaduto sui lavoratori, specie i più giovani, che versano contributi per pagare le pensioni altrui senza sapere se riusciranno mai a vedere la propria.

Per questo motivo il CIV ha chiesto al governo di verificare la sostenibilità del sistema previdenziale e di avere un occhio di riguardo nel monitorare gli equilibri di bilancio dell'ente. In particolare richiede al governo di ripensare la norma che obbliga al versamento allo Stato dei risparmi realizzati, poiché gli oneri in capo all'INPS non possono essere ulteriormente appesantiti senza compromettere la funzionalità dell'istituto.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56759/20130930/inps-bilancio-inpdap-pensioni-giovani.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili