Vertice a Palazzo Chigi sulle sorti Alitalia. Nasce il timore di una nuova "trappola dell'italianità"

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Nel 2008 era stata soprannominata l' "Araba Fenice". A distanza di cinque anni, di Alitalia, più che una Fenice, ne rimane solo un mucchietto di cenere. La famigerata "cordata" di patrioti ha pesantemente fallito e così, dopo una settimana di distacco dall'annuncio della cessione della quota ad Air France- KLM, nella giornata di ieri, 1 ottobre, Palazzo Chigi ha accolto un incontro tra i vertici della compagnia Italiana e alcuni dei principali esponenti del sistema bancario, assicurativo, imprenditoriale.

  

L'obiettivo della tavolata è stato superare l'attuale fase congiunturale cercando soluzioni costruttive sulla situazione di difficoltà di Alitalia, al fine di metterla nelle condizioni di non capitolare nelle mani di Air France.

All'incontro hanno partecipato il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, il Ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi e il Segretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, che hanno incontrato i vertici di Alitalia, tra cui il Presidente Roberto Colaninno e l'amministratore Delegato Gabriele Del Torchio, i rappresentanti delle principali banche, in particolare Unicredit ed Intesa San Paolo, ed alcuni grandi creditori, quali Eni, Sace e Gilberto Benetton, che con Atlantia, holding finanziaria di Autostrade S.p.A., ha un doppio ruolo di azionista e fornitore di servizi tramite Aeroporti di Roma.  In particolare, la posizione di Benetton è stata molto chiara: crede sì nell'utilità dell'intervento franco-olandese, ma chiede anche l'intervento del Governo, per non ricadere nello stesso errore commesso cinque anni fa.

La discussione tenutasi a Palazzo Chigi avrebbe toccato tre punti importanti. Il primo consistente nell'intervento governativo nei confronti di Air France per cercare di "ammorbidire" la posizione dei francesi, soprattutto sul fronte "ridimensionamento Alitalia". Il secondo la stabilizzazione delle grandi banche per un ulteriore, nonché cospicuo intervento finanziario. Il terzo diretto a ricercare una risposta ai problemi di Alitalia, tra cui l'incessante pressione dei creditori.

Nel frattempo, da Parigi, il numero uno di Air France, Alexandre de Juniac ha dichiarato che "le nostre condizioni per aiutare Alitalia sono molto severe, se saranno accolte io sono pronto ad andare avanti. Se Alitalia, insieme a noi, si dota dei mezzi per il suo sviluppo in modo sostenibile a medio e lungo termine, noi l'accompagneremo in questo cammino di riconquista".

Il rischio che si vuole tuttavia evitare alla compagnia è quello di non incappare nella stessa rete di cinque anni fa. La vicenda è da riportare al 2006, quando l'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, di fronte al fallimento dell'azienda, decise di vendere il 29% delle azioni detenute dal Tesoro, ma la trattativa fallì. L'anno successivo, nel 2007, il Governo tentò di vendere Alitalia ad Air France, con un pagamento da parte della compagnia oltralpe di 1,7 miliardi di euro e con la conservazione delle rotte che all'Alitalia deteneva all'epoca.  I primi problemi sorsero, però, nel marzo 2008, quando Air France- KLM ritirò l'offerta e l'allora leader dell'opposizione Silvio Berlusconi dichiarò la sua contrarietà alla trattativa in quanto sostenitore dell'italianità. Davanti ad un futuro governo ostile, la compagnia franco-olandese ritirò nuovamente l'offerta e nell'estate del 2008 Alitalia finì nelle mani italiane a seguito della "cordata" di 21 imprenditori, tra i quali Benetton, Caltagirone, Riva, Ligresti, Gavio, Mercegaglia e Intesa San Paolo, guidata da Corrado Passera. I soci versarono un miliardo di euro sottoforma di capitale.

La scelta si rilevò tutt'altro che positiva.

Numeri alla mano: l'azienda, tra il 2009 e il 2011, ha accumulato 560 milioni di passivo, nel 2012 280 milioni e la semestrale del 2013 si è chiusa con una perdita per 294 milioni, con un capitale netto ormai esaurito, e con un debito di 945 milioni di euro. Oggi, La liquidità non supera i 130 milioni. Siamo quindi dinanzi ad un quadro che anticipa un probabilissimo nuovo fallimento, in cui questa volta sono coinvolti tutti gli imprenditori che hanno cercato di risollevare la "Fenice". Difficilmente questi "patrioti" vorranno continuare la loro avventura in Alitalia, visto che i conti in rosso non permettano nulla di buono per il futuro.

Si dice che l'esperienza è l'insegnante più dura e che gli errori commessi in passato servono per non farne di nuovi nel presente. Considerando anche che l'aumento di capitale deliberato non servirà a molto, visto che parte di questo verrà destinato a titolo di rimborso di prestito, richiesto dai soci nel febbraio di quest'anno,  è necessario questa volta mettere da parte l'italianità e arrendersi dinanzi alla propria disfatta se non si vuole far crollare definitivamente l'azienda nel baratro. Sarebbe un colpo mortale per la compagnia, tutto ciò a discapito dei 12 mila dipendenti a rischio di licenziamento.

 I prossimi giorni saranno dunque decisivi per la sorte di Alitalia. Riuscirà questa volta la Fenice a risorgere dalle proprie ceneri?

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56856/20131002/alitalia-perdite-cordata-air-france-fallimento.htm

 

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