Italia, risparmiare durante la crisi: tra obbligazioni e 'mattone', il peggio potrebbe essere passato

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Gli italiani ed il risparmio: un fenomeno economico che assume, da sempre, un peso rilevante nelle scelte delle famiglie nostrane e che, inutile ribadirlo, la crisi che viviamo ha compromesso seriamente.

  

Lo studio - Il recente studio operato dal Centro Einaudi ed Intesa Sanpaolo ha fatto luce su molti aspetti ancora 'poco noti' di questo fenomeno ed ha evidenziato un sensibile cambio di rotta per il prossimo futuro. Il 2012, a conti fatti, potrebbe esser stato l'anno in cui la crisi ha toccato il suo punto di massimo (nei confronti del risparmio) per poi tornare sulla via della ripresa: i sondaggi sembrano poter confermare l'inizio di tale cambio di rotta.

Quanto risparmiamo? - Risparmiare è per gli italiani tanto una 'sana abitudine' quanto una concreta necessità: nonostante questo, complice ovviamente l'andamento economico del Pese, meno del 40% (il 38,7%) degli italiani è riuscito ad accumulare risparmi nel 2012. Lo studio mostra però, fin da subito, un primo elemento di 'speranza': il 2013 sembrerebbe orientato ad aumentare tale percentuale fino al 38,9%. Non molto, in percentuale, ma abbastanza per ipotizzare con ragionevole certezza il tanto desiderato cambio di rotta.

Non si riesce - però - a risparmiare molto con il 2012 che parlava di un 11% delle entrate annuali e questo ha una notevole influenza sulla tipologia di investimento scelto: si punta ovviamente sul prudente e l'orizzonte temporale non supera un anno per un terzo degli intervistati dallo studio. Quello che risalta, invece, è la destinazione di questi investimenti: le voci principali, infatti, ricadono su uno schema di integrazione della pensione (per il 12,7% delle persone) e per la tutela dei figli (14,5%). Si risparmia per mantenere il tenore di vita attuale, difficilmente per aumentarlo in futuro.

"Il risparmio, in altri termini, non è più frutto di risorse aggiuntive rispetto al mantenimento del tenore di vita presente e futuro, come tali liberamente destinabili all'acquisto di un'abitazione più grande, magari non strettamente necessaria: è diventato una risorsa su cui contano i figli e su cui contare nella terza età e, pertanto, deve essere investito garantendo in primo luogo la sicurezza del capitale" si legge nel paper.

Titoli di Stato ed immobili - Ma dove ricadono le preferenze degli italiani? Le scelte preponderanti, in linea con il passato, sono due: Titoli di Stato italiani ed immobili. Il centro studi ha evidenziato come il benchmark di un portafoglio medio sia cresciuto del 15,9% nel 2012, archiviando nel migliore dei modi quel -3% di performance dell'anno precedente. Praticamente la metà del campione, spiega il paper, ha operato in obbligazioni nel 2012: un 22% comprandone e vendendone, un 21% solo per l'acquisto ed il 7% per la sola vendita. Il trend del 2013 mostra un lieve deterioramento per questo rapporto di fiducia tra italiani e Titoli di Stato: la percentuale non-operativa sale al 55% complice la sensibile riduzione delle scorte di chi vende solamente (ora al 3%) e di chi compra e vende (ora al 18%). Il capitolo 'case', poi, fornisce importanti spunti di riflessione: se è vero che nel 2012 sono state comprate meno case che nel 2011, è altrettanto lecito sottolineare come una casa comprata ogni tre (2012) non sia stata acquisita come "propria abitazione": gli acquisti destinati all'attività commerciale/professionale e quelli destinati alla prole hanno performato decisamente meglio delle altre casistiche d'acquisto. L'investimento nel mattone, comunque, resta ancora quello con un indice di soddisfazione più alto superiore persino alle obbligazioni ma in frenata 'grazie' all'aumento dell'imposizione fiscale sugli immobili.

L'outsider - Nel quadretto dei destinatari del risparmio italiano, però, c'è un outsider che sta lentamente aumentando il suo peso. "Non sapendo che cosa ha in serbo il futuro, continuano a orientarsi verso forme di investimento sicure e, al limite, capaci di produrre un reddito, pur se contenuto". Prende piede così il fenomeno del risparmio gestito che "[è] ancora limitat[o] e inferiore a quell[o] degli altri paesi europei (...) Ma tutto fa pensare che sia destinat[o] a crescere se gli operatori sapranno cogliere i bisogni delle famiglie e rispondervi adeguatamente". L'indice di fiducia nei confronti del risparmio gestito - come illustra il documento - sembra sulla strada giusta per cancellare definitivamente i picchi negativi registrati nel 2005 e nel 2012.

Gestione 'rosa' - C'è, infine, spazio anche per un'attenta analisi sul rapporto tra le donne ed il risparmio: la gestione del budget familiare, stando allo studio, è fortemente rosa. Quasi il 73% delle spese di famiglia è gestito dalle donne e, a questo dato, va aggiunto un ulteriore 60% in materia di investimenti. "Si tratta - spiega il paper - di un risultato tutt'altro che scontato e che dovrebbe probabilmente far riflettere coloro che studiano e realizzano i prodotti di investimento".

Il futuro del risparmio italiano - La disamina si conclude con uno sguardo al futuro: è realmente possibile la svolta, in materia di risparmio, nel biennio 2013-14? Tutta una serie di elementi fa ben sperare: dal parzialmente ripristinato ottimismo nei confronti del reddito degli anni successivi alla voglia di porre rimedio ai (noti) problemi previdenziali italiani, dall'abbandono del senso di rassegnazione (in virtù di un rinnovato attivismo contro la crisi) alla ripresa di valore dei risparmi del passato. Molti indicatori si sono accesi, volti ad illuminare un futuro del risparmio italiano decisamente migliore del recente passato.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56910/20131003/risparmio-italia-gestione-immobili-obbligazioni-rendimenti-pensione-fondi.htm

 

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