Crisi, le famiglie italiane tornano al 1990: potere d'acquisto giù del 4,7%

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La crisi continua a mettere in ginocchio le famiglie italiane, questo è quanto emerge dall'aggiornamento ISTAT sul potere d'acquisto relativo all'anno 2012. I dati, diffusi dall'Istituto di Statistica, mostrano sia una diminuzione del reddito disponibile, in termini correnti, del 2%, sia un calo del potere d'acquisto del 4,7%, i minimi degli ultimi 23 anni. C'è da aspettarsi una replica del dato negativo anche per il 2013, visto il recente  aumento dell'IVA dal 21 al 22%.  

  

Nel report pubblicato dall'ISTAT si legge anche che "la propensione al risparmio è calata all'8,4%, dall'8,8% del 2011, anche in questo caso toccando il minimo dal 1990.

L'ISTAT ha poi rivisto al ribasso di 0,1 punti percentuali, rispetto la stima preliminare avvenuta a marzo, i dati sul Prodotto Interno Lordo, la cui variazione in volume, nel 2012, è stata del -2,5%. Corretta invece al rialzo la crescita registrata nel 2011, che passa da +0,4% a +0,5%.

Risultano, sempre in calo, gli investimenti fissi lordi, diminuiti dell'8,3% e i consumi finali nazionali, contratti del 3,8%. Anche il valore aggiunto, a prezzi costanti, presenta riduzioni in tutti i settori economici, in particolare il settore che presenta un maggiore calo è quello delle costruzioni, con un -5,8%, seguito dall'agricoltura, silvicoltura e pesca, con un -4,4%, dal comparto industriale, con un -3,1% ed infine dai servizi, con un -1,7%.

A questi dati, si aggiungono le stime dell'import e dell'export: le importazioni di beni e servizi sono diminuite del 7,4%, mentre le esportazioni danno uno spiraglio di luce, registrando un +2%. Stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale la ripresa economica italiana sarà trainata dalle esportazioni, a fronte di una domanda interna ancora troppo debole, anche per il 2013 il trend delle esportazioni dovrebbe attenersi su linee positive.

Infine, l'ISTAT  mostra che la pressione fiscale sia salita al 44% del Pil nel 2012, percentuale invariata rispetto a marzo, così come invariato il debito, al 127% del Pil. Confermato anche il dato sul deficit pari al 3% nel 2012, a fronte del 3,8% di fine 2011.

Indicazioni più confortanti sono arrivate nei giorni scorsi dall'indice PMI relativo al settore manifatturiero che, a settembre 2013, registra 50,8 punti, a fronte dei 51,3 punti registrati ad agosto. Nonostante il risultato si sia rivelato inferiore alle previsioni, che stimavano un aumento a 51 punti, l'indice si attesta al di sopra della soglia dei 50,0 che segnala una crescita, seppur lenta, della produzione manifatturiera italiana. Dato più positivo quello che fa registrare il PMI dei servizi, aumentato notevolmente rispetto ad agosto, da 48,8 a 52,7 punti. Per la prima volta da maggio 2011, il dato supera la soglia dei 50 punti, dopo un lungo periodo di contrazione.

In questo scenario, il ruolo della stabilità politica è fondamentale per sostenere i timidi segnali di ripresa e renderli sostenibili non solo per quegli ultimi mesi del 2013, ma anche per il prossimo anno, così da invertire i trend negativi che affliggono le famiglie italiane.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56929/20131003/potere-acquisto-istat-italia.htm

 

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