Il default sarebbe una catastrofe, il FMI avverte gli USA: alzate il tetto al debito

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Mentre sui mercati comincia a girare la voce che ci sarebbe un imminente downgrade degli Stati Uniti (probabilmente da parte di una agenzia di rating "minore"), deprimendo così gli indici a Wall Street, il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha ammonito gli Stati Uniti perchè evitino a tutti i costi il fallimento delle trattative sul tetto al debito pubblico (debt ceiling).

  

Come noto gli Stati Uniti sono attualmente in una situazione di blocco del governo, il cosiddetto shutdown, che ha portato alla sospensione di tutte le attività statali non essenziali, al congedo (non pagato) di diverse centinaia di migliaia di lavoratori del settore pubblico, mentre altri milioni di impiegati pubblici dovranno attendere più a lungo per ricevere il proprio stipendio, in sostanza è stato loro chiesto di lavorare senza essere pagati.

Per Christine Lagarde lo shutdown è già abbastanza negativo per l'economia americana, e il fallimento delle trattative sul tetto al debito renderebbe la situazione di molto peggiore: se non verrà elevato il tetto al debito entro il 17 ottobre, gli Stati Uniti non avranno più la possibilità tecnica di fare fronte alle proprie spese e saranno pertanto costretti a dichiarare default, benché si tratti di un fallimento "politico", visto che gli Stati Uniti non hanno alcun problema a finanziarsi sui mercati.

Ormai da giorni la Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana e il Senato insieme alla Casa Bianca, retti da democratici, continuano a rimpallarsi le responsabilità del blocco del governo: i repubblicani sono radicalmente opposti al finanziamento dell'Affordable Care Act, ovvero la riforma sanitaria Obamacare, nonostante l'opposizione degli estremisti del Tea Party, che più volte in passato hanno preferito tentare di danneggiare il presidente piuttosto che pensare ai propri concittadini. Un altro pezzo della riforma è entrato in vigore il primo di ottobre, facendo fallire l'opposizione repubblicana, che, specie fra i moderati, si sta facendo più morbida man mano che i sondaggi mostrano che gli americani stanno dando la colpa del blocco proprio al GOP.

I democratici ed il presidente statunitense Barack Obama hanno invece annunciato di non essere disposti a trattare sulla riforma sanitaria e l'inquilino della Casa Bianca ha già annunciato che porrà il veto su qualunque proposta definanzi l'Obamacare.

Il direttore del Fondo monetario internazionale ha ribadito di continuare a vedere segnali di ripresa, ma ha sottolineato che saranno possibili ancora molte turbolenze, a cominciare da quelle provenienti dagli Stati Uniti, che rischiano di portare in primo luogo ad un calo della crescita economica nel corso dello shutdown, ad un tracollo della fiducia nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero arrivare al default in senso tecnico, ed infine per via del tapering, la riduzione del piano di acquisto di titoli di Stato e MBA da parte della Federal Reserve.

Gli effetti possono essere molto estesi in senso geografico, come già visto nelle scorse settimane in molti paesi emergenti: in particolare quelli che stanno soffrendo pressioni inflazionistiche come Brasile, India, Russia e Indonesia, che hanno minori possibilità di utilizzare la politica monetaria, poiché implicherebbe un rallentamento della propria crescita economica; e allo stesso modo hanno le mani legate per quanto riguarda gli stimoli fiscali per via dei loro deficit eccessivi.

Anche l'Europa continua a segnalare una ripresa della crescita economica dopo sei trimestri di recessione; tuttavia la disoccupazione, attualmente al 12 per cento, è ancora troppo alta per poter definire quella attuale una vera e propria ripresa, senza dimenticare nell'Eurozona si va dalla piena occupazione austriaca e tedesca a paesi come la Grecia, dove il 60 per cento dei giovani non riesce a trovare un lavoro. L'Europa sembra tutto fuorché riparata.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/56947/20131003/default-fmi-usa-tetto-debito.htm

 

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