Dopo nove mesi di negazioni, governo pronto a partorire la manovrina: dentro l'IMU, fuori l'IVA. Forse

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Era da gennaio scorso che si parlava del rischio che l'Italia fosse costretta a sopportare una manovra correttiva a causa di una recessione che sarebbe stata peggiore di quanto previsto dal governo: all'epoca si stimava che il PIL italiano del 2013 si sarebbe contratto dell'1 per cento, mentre altre stime (a posteriori molto più realistiche) vedevano una contrazione intorno al 2 per cento. Di conseguenza sarebbe stata necessaria una manovra da 9 miliardi di euro.

  

Nove mesi dopo le previsioni per l'anno in corso sono calate, secondo il governo, all'1,7 per cento, mentre altre istituzioni come il Fondo monetario internazionale ed altri centri studi ritengono che il 2013 si chiuderà con una contrazione del'1,8 per cento. In ogni caso, grazie ad aggiustamenti in corso d'opera e ad una crisi di governo durata una settimana, il cambio di rotta necessario dovrebbe essere di appena 1,6 miliardi.

Come spiegato nei giorni scorsi la crisi di governo avrebbe comportato l'aumento dell'IVA dal 21 al 22 per cento e la reintroduzione della seconda rata dell'IMU, contribuendo a sistemare i conti pubblici nel 2013 (e a deprimere l'economia nel 2014). L'obiettivo è riportare il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo al di sotto della soglia del 3 per cento in modo tale da non perdere i benefici per il successivo biennio conseguenti all'uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Secondo il FMI, comunque, lo sforamento dovrebbe essere comunque doppio rispetto a quanto previsto dal governo.

Nel tentativo di venire incontro alle inevitabili proteste del Popolo della Libertà a proposito dell'imposta sulla prima casa, si pensa all'imposizione limitata ai soli immobili con una rendita catastale inferiore a 750 euro, esentando così circa l'ottanta per cento dei proprietari. Si potrebbe così riportare l'IVA al 21 per cento dal primo novembre.

L'appuntamento più importante è però la legge di stabilità che dovrà essere presentata al Parlamento e a Bruxelles entro il 15 ottobre. È qui che si tenteranno aggiustamenti un po' più strutturali, in particolare dal lato del costo del lavoro: il governo pensa di restituire un po' di potere d'acquisto ai lavoratori tagliando il cosiddetto cuneo fiscale, ovvero le imposte dovute dal datore di lavoro per ogni assunto.

Secondo il ministro del lavoro Enrico Giovannini si potrebbe tentare un taglio di una decina di miliardi (soglia dalla quale l'intervento comincia ad essere percepito) attraverso sconti su IRAP, IRPEF e INAIL. Il busillis resta la copertura, affidata ai sempre leggendari tagli di spesa e dismissioni di immobili pubblici.

Va sempre ricordato che i conti cominceranno a quadrare solo quando si ritornerà a crescere ad un ritmo meno deprimente di quello attualmente previsto per gli anni a venire, ma l'intervento da questo punto di vista non è totalmente nelle mani di un governo, che comunque resta troppo debole per poter contrattare qualcosa di completamente diverso in sede europea.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57000/20131004/governo-manovra-imu-aumento-iva.htm

 

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