Gli hedge fund puntano forte sulla ripresa della Grecia: ecco le banche nel mirino

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La crisi economica attuale accomuna molti Paesi dell'Eurozona, questo è sotto gli occhi di tutti. Quello che naturalitersi tende a dimenticare è che a questa triste e comune situazione i vari Paesi sono giunti seguendo percorsi differenti con, spesso, non molti punti di contatto. Questa 'banale' osservazione sembrerebbe il fertile terreno ideologico in cui ha 'germogliato' l'idea di alcuni hedge fund statunitensi di puntare, fortemente, sull'ormai 'prossima' rinascita del settore bancario greco.

  

La Grecia, simbolica nazione della crisi dell'Eurozona, sarebbe al punto di svolta: gli 'speculatori' a stelle e strisce se ne sono accorti e hanno cominciato a puntare fortemente su questa 'rinascita'. John Paulson della Paulson & Co era balzato agli onori della cronaca per le 'profetiche' predizioni sul mercato dei mutui subprime nel 2007 (che, tra l'altro, gli fruttarono 3,7 miliardi di dollari quell'anno). Oggi è ancora una volta Paulson a 'parlare del futuro', questa volta in chiave positiva: "[La Grecia ora] ha un governo molto pro-business (...) L'economia greca sta migliorando, il che dovrebbe favorire il comparto bancario". La sostanziale differenza osservata dai fondi nel caso greco risiede nel fatto che, mentre in Irlanda e Spagna la crisi si è allargata partendo proprio da un sistema bancario compromesso, in Grecia le banche sono rimaste vittime di una cattiva gestione economica: con la ristrutturazione del debito, le banche - in qualità di principali proprietarie di bond governativi - hanno sperimentato perdite disastrose e sono, così, incappate nella crisi.

Una differenza di fondo, dunque, che seppur ha portato allo stesso risultato, lascia ampio spazio a prospettive diverse per il futuro: la 'fiducia' nel sistema bancario greco da parte dei fondi hedge nasce proprio in questo modo. Tornando a Paulson & Co, l'esposizione del fondo verso il comparto bancario ha due nomi precisi: Piraeus e Alpha bank.

"Sono ora [entrambe] molto ben capitalizzate e pronte a recuperare terreno [con] un buon management" ha spiegato John Paulson. Il gruppo di 'ritrovati' estimatori della banche di Atene, comunque, mostra molti altri nomi di spicco: dal Wellington Capital Group a Falcon Edge, da Dromeus Capital al Eaglevale, da Baupost a Och-Ziff. Una lunga lista di fondi che, dunque, oltre a nutrire fiducia nella ripresa  bancaria greca hanno fattivamente investito su questo 'inaspettato' rilancio.

Dall'altro lato della barricata le banche in questione, d'altronde, comprendono il valore di questa 'fiducia' ricevuta e scalpitano per uscire dalla morsa del governo: stanno crescendo, infatti, le pressioni per accelerare quel processo di re-privatizzazione del settore. Alpha e Piraeus, allo stato attuale delle cose, mantengono circa il 16 ed il 20% delle proprie azioni 'fuori' dalle mani dello stato. Sebbene nel post-ricapitalizzazione le azioni siano salite solamente dell'8%, il senso dell'affare lo fornisce l'andamento dei warrant cresciuti, rispettivamente, del 100 e dell'80%.

Il warrant, per natura, concede la possibilità di uno swap in azioni a predeterminati livelli: ecco allora illustrata la strada maestra per tornare pienamente nel mercato dei privati. "Sarebbe opportuno trovare una via per accelerare ulteriormente la privatizzazione (...) la domanda [degli investitori] sta crescendo fortemente", aveva ribadito Vassilios Psaltis - direttore delle finanze alla Alpha bank.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57100/20131007/grecia-settore-bancario-fondi-statunitensi-investimento-ripresa-privatizzazione-irlanda-spagna.htm

 

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