USA, sette giorni di Shutdown. Negoziati sempre interrotti, e il default si avvicina

E-mail Stampa PDF

È da ormai una settimana che negli Stati Uniti è scattato lo shutdown, vale a dire il blocco parziale del governo.

  

E sette giorni dopo la situazione è ancora punto e a capo: i democratici, che sono la maggioranza nella Camera, non cedono; così come i repubblicani, che controllano il Senato. Il presidente Barack Obama ha deciso di non negoziare finché i repubblicani non la finiranno di usare lo shutdown per ricattare lui e il suo partito. E così le trattative (ammesso e non concesso che siano realmente avvenute) non hanno fatto il benché minimo passo in avanti.

Si tratta di un evento che non accadeva dagli anni Novanta, quando il governo federale Usa chiuse i battenti dal 16 dicembre 1995 al 6 gennaio 1996 a causa del muro contro muro che ebbe come protagonisti il presidente democratico Bill Clinton e lo speaker della Camera, il repubblicano Newton Gingrich. Uno shutdown che i repubblicani pagarono caro, con la rielezione di Clinton il novembre successivo.

Stavolta il nodo del braccio di ferro riguarda il tentativo dei repubblicani di introdurre nella legge finanziaria una norma che abolisse o rinviasse l'entrata in vigore della riforma sanitariavoluta fortemente da Obama, approvata dal Congresso nel 2010 e giudicata legittima dalla Corte Suprema nel 2012. I democratici hanno detto no: l'Obamacare non si tocca. E così la legge finanziare non è stata approvata.

Ora, la situazione è in stallo: da un lato Obama ha dichiarato che le trattative sul budget riapriranno quando i repubblicani decideranno di interrompere lo shutdown; dall'altro lato, i repubblicani pare non abbiano alcuna intenzione di cedere.

Il risultato? In totale, dei 4,1 milioni di dipendenti del governo federale, tra militari e civili, circa l'80 per cento dovrebbe riuscire a continuare la sua attività. 800mila dipendenti del settore pubblico non lavorano e non ricevono lo stipendio, mentre a un milione di impiegati è stato chiesto di lavorare gratis.

Se questa situazione dovesse protrarsi per mesi l'impatto sull'economia Usa potrebbe essere devastante: si rischia di mandare all'aria l'1,4 per cento del Pil del quarto trimestre del 2013, senza contare le ricadute che si avrebbero sull'economia mondiale.

Quello che preoccupa di più è però la bancarotta. Washington per legge non può indebitarsi oltre una certa cifra. Quando ci si avvicina a questa cifra, il Congresso alza il tetto del debito per permettere al Paese di finanziarsi sul mercato vendendo titoli di Stato. Se democratici e repubblicani non troveranno un accordo sulla legge che alzi il tetto del debito, verso il 18 ottobre (data in cui termineranno le misure straordinarie di cui ha fatto ricorso finora il Tesoro), gli Usa non potranno più finanziarsi con la cessione di nuovi titoli di Stato, né ripagare i creditori in possesso dei vecchi titoli. Non potendo ripagare i propri debiti, sarebbero di fatto costretti a dichiarare default

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57160/20131008/usa-shutdown-congresso-tesoro-pil-economia-democratici-repubblicani-default.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili


Articoli correlati

Purtroppo non ci sono articoli correlati