La crisi e le banche: ecco come l'Europa vuole rompere il circolo vizioso

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Europa, crisi, banche: un trittico che è ben saldo nella mente di ogni cittadino europeo. L'Europa che fatica a scrollarsi di dosso questo malessere che molti vedono ormai come quasi cronico, i cittadini che troppo spesso diventano capro espiatorio di molte situazioni difficili e le banche che - volenti o nolenti - sono sempre al centro di questi meccanismi.

  

Bache e LTRO - La crisi ha costretto, e costringe ancora tutti, ad abbandonare l'immobilismo in qualsiasi campo. Gli stati devono riformare, i cittadini cambiare le proprie abitudini, i regolatori perseverare nell'affinare le norme necessarie a mantenere a galla la barca. Le banche, ovviamente, erano e sono (potenzialmente) molto funzionali all'uscita della crisi. La Bce ne è consapevole e la mano loro tesa con i programmi LTRO ne è stato un chiaro esempio. Long Term Refinancing Operation, ovvero: ricevere prestiti vantaggiosi da parte della Bce a tre anni e a tassi agevolati. Due tranche (dicembre 2011 e febbraio 2012) che hanno portato l'asticella oltre quota 1000 miliardi di euro per 1323 banche richiedenti che hanno in larga parte offerto come collaterale obbligazioni governative.

Dove finisce la liquidità della Bce? - L'effetto sperato dalla Banca centrale, però, non è stato del tutto raggiunto: se da una parte la mossa ha ridotto notevolmente i costi di funding, dall'altra, del fiume di liquidità concesso alle banche solo una parte è poi giunto dove effettivamente serviva: nelle tasche di imprese e famiglie. La banche, semplicemente, hanno colto la convenienza del riempirsi di titoli governativi fruttuosi (data la situazione di tensione economica) finanziandosi a 'costi bassi' con i piani LTRO.

Le banche italiane - Una lieve distensione della situazione dei Paesi europei ha, però, cambiato le carte in tavola togliendo a quelle grandi banche, che 'sfruttavano' la liquidità della Bce, la convenienza di questi investimenti in titoli governativi. Le banche più solide, insomma, si sono ritrovate con una liquidità non necessaria e, ben prima della deadline del 2015 per restituire i fondi raccolti con i piani LTRO, è cominciato un 'controesodo' verso la Bce: già 352,9 miliardi di euro sono tornati alla Bce lasciando 'sul campo' €665,7 miliardi. Di questo totale ancora non restituito, poi, ben €120 miliardi sono 'italiani': le prime sette banche del Bel Paese sono, infatti, le più esposte.

Inutile sottolineare come di tutta questa liquidità imprese e famiglie ne abbiano vista ben poca. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, a tal proposito, è stato ben chiaro: la ripresa della fiducia degli investitori, le riforme in atto e l'equilibrio dei conti pubblici "[eviteranno] tensioni sul mercato dei Titoli di Stato" e questo consentirà alle banche italiane di ridurre l'attuale forte esposizione sui BtP. Il risultato finale, dunque, deve riportare le banche ad un concreto sostegno a famiglie ed imprese, oggi è richiesto "un netto cambio di passo".

La guerra dell'Eba - Pur non sottovalutando la 'moral suasion' di Visco, quel netto cambiamento nel modus operandi delle banche potrebbe arrivare direttamente dall'Europa. L'Eba - European Banking Authority - sembra pronta a dichiarare guerra alle 'banche furbette'. L'asso nella manica da sfruttare dal regolatore europeo risiede nei tanto temuti stress test da fare alle banche nel prossimo anno. Un esame assolutamente temuto da ogni banca e che l'Eba sembra pronto a sfruttare per porre fine a quel 'circolo finanziario vizioso' di cui parlavamo sopra. L'idea è semplice: durante i prossimi stress test le banche che avranno ancora in essere i prestiti da parte della Bce a mezzo LTRO verranno penalizzate. Il fine è chiaro: la dipendenza degli istituti di credito nei confronti della Banca centrale va sradicata. Questo, ovviamente, "dovrebbe ridurre l'attrattività dei LTRO", spiega un analista Morgan Stanley in una recente nota.

Danni collaterali -Tutto risolto? Non proprio. Perché se quanto detto fino ad ora è assolutamente plausibile e auspicabile per le grandi banche, esiste un universo parallelo fatto di piccoli istituti che hanno realmente difficoltà nel finanziarsi e che una penalizzazione sui LTRO non potrebbero sostenerla. Ecco così che la paura dell'Eba, (ritrovarsi con un sistema in crisi perché costretto, con la fine del LTRO, a passare entro breve dai bassi costi di finanziamento con la Bce ad alti tassi di mercato), rischia di trasformarsi in una 'profezia autorealizzante': le piccole banche, insomma, si troverebbero costrette ad abbandonare l'ala protettrice della Bce prima del dovuto, innescando così un nuovo caos nel settore bancario.

Una soluzione soft, spiega il Ft, potrebbe essere quella in cui la Bce rinnova la scadenza del LTRO oltre il 2015. Il rinvio dei termini tranquillizzerebbe l'Eba e fornirebbe il tempo 'necessario' alle piccole banche per riguadagnare sufficiente autonomia e prepararsi così al meglio alla definitiva scadenza del piano di liquidità della Banca centrale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57163/20131008/bce-eba-stress-test-banche-penalizzazione-ltro-2015-visco-bankitalia-banche-prestiti-imprese-famigli.htm

 

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