ISTAT, pressione fiscale in rialzo (+43,8%). In calo il deficit al 4,1%

E-mail Stampa PDF

Secondo i dati resi ufficiali dall'ISTAT, la pressione fiscale nel secondo trimestre del 2013 si è attestata al 43,8%, registrando un rialzo dell'1,3% rispetto al 2012 e un + 4,17% rispetto al trimestre precedente. Si tratta dell'ennesima zavorra inflitta ad un Paese che tenta, con molte difficoltà, di risollevarsi dalla crisi, anche alla luce delle dichiarazioni fatte da Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate,  sull'"evasione da sopravvivenza" innescata dall'eccessiva pressione fiscale.

  

Notizie positive sul fronte deficit/PIL, rapporto che nel primo semestre dell'anno è sceso al 4,1%, con una riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2012, e al 7,3% rispetto al primo trimestre. Il dato, tuttavia, non tiene conto delle operazioni di swap, non contemplate come parametri di conteggio da Maastricht, ma comunque ha una certa rilevanza sull'interpretazione della tendenza dei conti pubblici, che sembrano aver ricevuto, grazie all'insediamento del nuovo governo, un impulso al miglioramento. Nel secondo trimestre, infatti, l'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione è stato pari all'1% del Prodotto Interno Lordo, -1,2% rispetto al trimestre precedente.

Miglioramenti anche sul fronte del saldo primario, ossia dell'indebitamento dello Stato al netto degli interessi passivi,  che registra un'incidenza sul PIL del 4,7%, 0,9 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2012, grazie soprattutto alla riduzione degli interessi passivi, -7%, a seguito del calo dello spread medio a 278 punti base, a fronte dei 415 punti a cui si attestava il differenziale nello stesso periodo del 2012.

Gli interessi passivi del 7% incidono sull'aumento delle uscite correnti dello 0,7 punti percentuali. Oltre alla riduzione degli interessi, si registrano una contrazione del 2,3% dei redditi da lavoro dipendente, un aumento del 4,1% dei consumi intermedi, del 2,9% delle prestazioni sociali in denaro e del 3,5% delle altre uscire correnti. Le uscite in conto capitale si sono invece ridotte di 5,6 punti percentuali, in particolare si registra, secondo l'ISTAT, un aumento dell'1,0% degli investimenti fissi lordi e una diminuzione del 13,5% delle altre uscite in conto capitale. Contrariamente, le entrate totale sono cresciute, in termini tendenziali, del 2,9% ed incidono sul PIL del 48,3%, a fronte del 46,3 nel corrispondente trimestre del 2012.

Si registra infine una riduzione delle imposte indirette del 2,1% nel secondo semestre 2013, riduzione questa imputabile all'effetto IMU, ossia al mancato versamento della prima rata dell'imposta municipale unica. Il calo delle imposte indirette è bilanciato, tuttavia, da un aumento di 4,1 punti percentuali delle imposte dirette, che portano le entrate correnti ad un +1,2%.

Giù anche i prestiti bancari al settore privato che, secondo Bankitalia, sono scesi del 3,5% ad agosto, a fronte del -3,3% del mese di luglio. In calo anche i prestiti alle famiglie, ridotti di 1,2 punti percentuali sui dodici mesi, rispetto al -1,1% di luglio. Rimane, invece, stabile, il tasso di crescita delle sofferenze bancarie (22,3%).

La pressione fiscale, che ha raggiunto i gradini più alti del podio nel luglio 2013, con circa 54 punti percentuali, grava sul risparmio delle famiglie italiane, con consumi che registrano una riduzione dello 0,6%, e grava sul potere d'acquisto delle famiglie, in flessione dello 0,7% rispetto al secondo trimestre del 2013.

Inevitabili sembrano dunque essere le ripercussioni sulla crescita del nostro Paese, che frenano le possibilità di una ripresa economica, così come inevitabile è l'evasione fiscale, che ha ormai raggiunto livelli elevati.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57173/20131008/pressione-fiscale-evasione-deficit.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili