Alitalia e Poste italiane: è veramente un happy ending?

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Come nella più classica delle fiabe, anche in quella che narrava le sorti di Alitalia e della sua 'italianità' sembra esser arrivato l'happy-ending. Non proprio un 'vissero felici e contenti', però, dato che la soluzione al problema non risolve del tutto i nodi del vettore italiano. La 'strega cattiva' Air France-Klm è stata respinta dal cavaliere bianco: le Poste italiane. Alla fine il tanto ricercato soggetto pubblico che giungesse in aiuto della povera Alitalia è stato trovato: non la Cdp, non Ferrovie dello Stato. La società guidata da Massimo Sarmi porta in dono 75 milioni di euro con i quali parteciperà a quell'aumento di capitale da €300 milioni. La mossa garantirà, in tal modo, una partecipazione che dovrebbe oscillare tra il 10 ed il 15%.

  

"Ad Alitalia - si legge in una nota di Palazzo Chigi - servono discontinuità, stabilizzazione dell'azionariato e una importante ristrutturazione attraverso un nuovo progetto industriale. L'entrata di Poste è fondata su queste premesse. Assieme ai soci e agli impegni che il sistema bancario è pronto a sottoscrivere, l'apporto finanziario di Poste è in grado di conferire le risorse per raggiungere la ricapitalizzazione necessaria ad assicurare gli attuali servizi. Il Governo - conclude la nota - si aspetta che i soci si assumano appieno le loro responsabilità".

Tradotto in numeri: la manovra totale sarà, cosa ormai nota, da circa 500 milioni di euro. Trecento di questi rientreranno nel capitolo "aumento di capitale" la cui metà sarà di natura pubblica. Preso atto dei €75 milioni con cui parteciperà Poste, l'altra metà (a completamento dei €150 milioni pubblici) potrebbe giungere sotto forma di garanzia statale sui debiti del vettore o sulle obbligazioni emesse. Rumors, ma solo così possono essere definiti allo stato attuale delle cose, parlerebbero anche di futuri "Letta bond". Per far quadrare i conti, infine, gli attuali soci dovranno partecipare all'aumento per i restanti 150 milioni di euro: ecco quindi che quando il governo parla di "responsabilità" il discorso risulta più che chiaro per Benetton, Intesa Sanpaolo, Immsi e - qualora decidesse di non diluire il suo attuale 25% - anche Air France.

La partecipazione al piano delle banche, poi, dovrebbe colmare i restanti 200 milioni di euro sotto forma di prestiti. La parte più urgente, circa 80 milioni, arriverebbe con un prestito ponte (bridge loan) che Unicredit e Intesa Sanpaolo, principalmente, erogherebbero per aiutare Alitalia a far fronte a spese fondamentali in scadenza come 'carburante, aeroporti ed altri fornitori' (Alitalia avrà disponibilità di carburante "fino al 12 ottobre", non oltre, aveva dichiarato Scaroni - amministratore delegato Eni).

La politica, insomma, festeggia: la "nostra parte è stata fatta" chiosa Letta. "Ce l'abbiamo fatta - afferma un euforico Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti - Abbiamo lavorato intensamente in queste settimane per ottenere questo risultato". Un più prudente Epifani, ospite a Otto e mezzo sul La 7, plaude alla soluzione trovata ma avverte che "dobbiamo evitare il commissariamento di Alitalia, in questo senso bel segnale da Poste, poi dovremo rinegoziare al meglio questa alleanza anche con Air France ma difendendo gli interessi del Paese".

Tutti i tasselli sono stati collocati, dunque, per fissare, nel consiglio di amministrazione Alitalia di oggi, questa manovra finanziaria da 500 milioni di euro da presentare all'assemblea dei soci di lunedì.

E' stato veramente un lieto fine, allora? Presto per dirlo. Se è vero che, da un lato, sembra definitivamente allontanato quel pericoloso ridimensionamento paventato da Air France e che alla fine il 'cavaliere bianco' è stato trovato, dall'altra parte non si può non notare tutta una serie di problemi ancora non risolti. Tra i tanti interrogativi, per dire, c'è anche quel debito effettivo della compagnia che alcuni vedono 'ben superiore' ai 946 milioni di euro di debiti finanziari netti evidenziati dall'ultima semestrale. Sommandovi i debiti commerciali, lo scaduto e tutti gli altri debiti operativi, il totale raggiungerebbe quota 2 miliardi di euro. Allora forse l'happy ending non è ancora arrivato, la sensazione è che - almeno in parte - sia stata spazzata un po' di polvere sotto il tappeto, preferendo - ovviamente - prima salvare Alitalia dal collasso nell'immediato. Le 'pulizie' nel vettore, però, devono necessariamente continuare altrimenti quel collasso sarà stato solo rimandato. Un'altra volta.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57333/20131011/poste-italiane-sarmi-alitalia-manovra-finanziaria-500-milioni-euro-banche-soci-air-france-letta-lupi.htm

 

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