Successo (e polemiche) per la quotazione in borsa delle Poste inglesi

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Debutto in borsa fra record e polemiche per la Royal Mail: il servizio postale inglese ha visto le proprie azioni salire del 36 per cento in apertura nel suo primo giorno alla Borsa di Londra, alimentando le polemiche contro il governo che avrebbe deciso la privatizzazione ad un prezzo troppo basso.

  

Le azioni della Royal Mail sono state vendute dal governo a 330 pence, ma nei primi minuti di contrattazioni il prezzo è salito a 450, con circa 100 milioni di azioni scambiate nella prima ora. Se l'azienda dovesse rimanere su questi livelli potrebbe addirittura entrare nell'indice FTSE 100 delle aziende maggiormente capitalizzate il prossimo dicembre.

La vendita è avvenuta al prezzo più alto della forchetta indicata dal governo, che aveva invece fissato un prezzo minimo di 260 pence: la valutazione totale di Royal Mail, il più antico servizio postale del mondo con quasi 500 anni di storia, si attesta dunque sopra i 3 miliardi di sterline, pari a circa 4 miliardi di euro.

Il governo incassa dunque circa 1,7 miliardi dalla più grande privatizzazione della storia britannica, escludendo quella di British Gas; tuttavia si sono scatenate polemiche, rinfocolate dall'opposizione laburista, poiché molti analisti hanno ritenuto che il prezzo che potesse essere fissato molto più in alto, permettendo al governo di ricavare almeno un altro miliardo di sterline. Alcuni analisti, come quelli della Canaccord Genuinity, portano il prezzo che il governo avrebbe potuto chiedere addirittura a 599 pence.

Al di là delle congetture ci sono i fatti, e questi dicono che la domanda di azioni della Royal Mail è stata elevata, al punto che molti richiedenti sono rimasti a mani vuote: i sottoscrittori istituzionali (soprattutto fondi pensione britannici) hanno presentato una domanda superiore 20 volte al previsto, mentre fra i privati le richieste sono state pari a 7 volte, più o meno come avviene per British Telecom, privatizzata nel 1984 in quella che è stata la più grande emissione di azioni del mondo per l'epoca.

Vista la domanda elevata in molti sono rimasti a bocca asciutta, non solo coloro i quali avevano richiesto un prezzo inferiore a quello di collocamento, ma anche chi aveva richiesto troppe azioni, ovvero per un controvalore pari ad almeno 10 mila sterline (il 5 per cento dei richiedenti). Il governo ha infatti deciso di premiare i micro azionisti che avevano richiesto il taglio minimo, ovvero 750 sterline, aumentando la quota assegnata ai privati dal 30 inizialmente previsto al 33 per cento.

Il governo, dal canto suo, respinge le accuse, affermando che per avere un giudizio completo della più grande privatizzazione degli ultimi decenni bisognerà verificare dove il prezzo si piazzerà nei prossimi mesi e anni: il governo di Sua Maestà detiene ancora il 37,8 per cento della Royal Mail e, se dovesse essere conveniente, la quota potrebbe essere ridotta al di sotto del 30 per cento.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57364/20131011/quotazione-borsa-poste-royal-mail.htm

 

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