Banchieri centrali e ministri delle finanze uniti per chiedere una soluzione per il debito USA

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Si fanno sempre più forti le pressioni internazionali affinché il Congresso e la presidenza degli Stati Uniti trovino un accordo sul budget e sull'innalzamento del tetto al debito dopo che il blocco parziale delle attività federali è arrivato al tredicesimo giorno.

  

Il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha ribadito che un mancato accordo nonché ogni tipo di soluzione "creativa" alla questione del debito rischiano di portare «enorme distruzione» nell'economia globale.

Anche il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi si è aggiunto al coro di ministri delle Finanze e banchieri centrali che richiedono una soluzione al più presto: «è impensabile che non si trovi un accordo, [...] è abbastanza ovvio che se questa situazione dovesse durare a lungo, ciò sarebbe negativo, molto negativo per l'economia statunitense e mondiale, e danneggerebbe di sicuro la ripresa».

Anche il G20 è intervenuto per caldeggiare il raggiungimento di un accordo concludendo che gli Stati Uniti devono prendere misure urgenti per frenare le incertezze fiscali nel breve periodo.

Il presidente dell'International Monetary and Financial Committee, ovvero l'esecutivo del Fondo monetario internazionale, Tharman Shanmugaratnam, ha invece detto che un insegnante nelle scuole elementari che dovesse valutare la performance del Congresso direbbe che i parlamentari USA hanno «ampio margine di miglioramento». In caso di default, afferma Tharman, difficilmente si riuscirebbe a recuperare la fiducia perduta, dunque la questione è critica, per quanto si tratti di un default solo in senso tecnico: il governo USA è in grado di finanziarsi sui mercati, semplicemente il Congresso, per motivi che Barack Obama ha definito estorsivi, gli impedisce di farlo.

Attualmente gli USA sono uno dei soli due Paesi che hanno imposto un tetto al debito, tuttavia l'altro, la Danimarca, alcuni anni fa ha deciso di raddoppiarlo, sicché la questione non si ripresenterà ancora per molto tempo.

Intanto mancano pochissimi giorni alla data del 17 ottobre, nella quale è prevista la fine della possibilità degli Stati Uniti di finanziare le proprie spese ricorrendo al mercato. Nonostante vi siano tentativi di negoziati al Senato, dove il leader della maggioranza democratica Harry Reid e il leader della minoranza Mitch McConnell, si sono seduti al tavolo delle trattative per la prima volta dall'inizio dello shutdown lo scorso primo ottobre, non sono previsti voti in aula fino alla tarda serata di lunedì, vale a dire due giorni e poche ore prima della scadenza.

Ci si aspetta una forte reazione negativa da parte dei mercati a partire da domenica sera, all'apertura dei mercati asiatici, poiché le borse, sul finire dell'ultima settimana, avevano avviato un rally sulle speranze di un accordo che però è sfumato nel weekend.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57452/20131013/banchieri-ministri-finanze-g20-debito-usa-shutdown.htm

 

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