La nuova World Bank parte forte: cancelliamo la povertà entro il 2030

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Il mondo dell'economia e, conseguentemente, i media che ne trattano rivolgono le proprie attenzioni - in maniera quasi esclusiva - alle vicende delle economie avanzate. In tempi di crisi, in particolare, le mosse della Bce, della Federal Reserve, del Fondo monetario internazionale et similia attraggono la quasi totalità dell'attenzione. Se 'chi trascina l'economia mondiale' è in difficoltà, viene da sé, è 'inutile' prestare troppa attenzione alle condizioni in cui versano i Paesi sottosviluppati. Una logica non giusta ma, tuttavia, giustificabile.

  

Eppure è di grande rilievo la notizia della riorganizzazione che la Banca mondiale, guidata ora da Jim Yong Kim, si appresta a mettere in atto. Un rinnovo dell'assetto interno che arriva dopo una lunga indagine condotta tra tutti i 10 000 dipendenti dell'organizzazione internazionale. Una mossa che vede la sua importanza sottolineata dai recenti 'numeri' della Banca mondiale: solamente nel 2010 l'istituzione internazionale ha erogato fondi per circa 66 miliardi di dollari ovvero il triplo delle medie pre-crisi.

Ora si va oltre: il nuovo obiettivo dichiarato dal presidente Kim è di abbattere, sostanzialmente, il tasso di povertà (assoluta) nel mondo. Quel miliardo di persone (di cui almeno 400 milioni di bambini) che vive con meno di 1,25 dollari al giorno è la sfida più pressante per la Banca mondiale: la volontà, con questo riassetto, è ridurre al 9% il tasso di povertà entro il 2020 e di azzerarlo - in maniera definitiva - entro il 2030.

Le origini della World Bank hanno radici profonde nella storia: nasce, infatti, nel pieno del processo di ricostruzione del post seconda guerra mondiale. L'originario nome, Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, sottolineava proprio l'intimo obiettivo di aiutare Europa e Giappone nel loro processo di 'rinascita economica'. I finanziamenti, che inizialmente erano rivolti a grandi opere infrastrutturali, hanno però cambiato target con il tempo: l'attenzione principale dell'istituzione, completata la ricostruzione del post-guerra, si rivolse così allo sviluppo economico dei Paesi arretrati. Un aiuto non facile da dare.

La Banca mondiale si è dovuta così reinventare una prima volta, cambiando il target dai aiutare ma non il modus operandi. Fino a prima di questa riforma, infatti, l'istituto era un enorme ammasso di fondi suddivisi, rigidamente, per ogni singolo Paese. Una struttura decisamente troppo rigida per affrontare con efficienza il grande (e diffuso) problema della povertà e del sottosviluppo dei Paesi del Sud del mondo. Il riassetto darà ora un nuovo volto alla Banca: nessuna suddivisione geografica, nessun distinguo tra Paese e Paese, ma solo grandi aree tematiche di investimento. Agricoltura, sanità, istruzione, commercio, energia: questi sono solo alcuni dei 14 nuovi pilastri fondamentali che indirizzeranno l'operatività della Banca mondiale.

Anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, - infine - ha sottolineato l'importanza della decisione: "E' il primo passo per raggiungere un doppio obiettivo. La fine della povertà estrema e la promozione di una prosperità condivisa (...) [bisogna assicurare] una piena coerenza fra il piano e le necessità finanziarie della nuova strategia (...) [la riforma mira] a rendere l'istituto più efficiente". 

Una riorganizzazione ambiziosa per un progetto ancor più ambizioso. Il target è un'utopia? Nient'affatto: per il nuovo presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim il progetto "Funzionerà".

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57464/20131014/banca-mondiale-riassetto-riduzione-poverta-mondiale-obiettivi-jim-yong-kim-presidente-paesi-sottosvi.htm

 

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