Alitalia, dal patriottismo alla vergogna: dopo i miliardi bruciati tornano anche i tagli

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Alitalia è viva, Alitalia ce l'ha fatta: l'approvazione unanime da parte dei soci a quel piano per l'aumento di capitale da 300 milioni di euro sembra aver fatto perdere a molti, magari solo momentaneamente, il contatto con il mondo reale. La realtà dei fatti è una ed una sola: Alitalia è una compagnia morente, da anni. L'ultimo piano industriale rischia di essere davvero un placebo per accompagnare verso 'la fine' il vettore italiano. Una medicina che potrebbe non funzionare e che inizia subito con un taglio dei dipendenti ed un ridimensionamento di flotta e rotte a medio e breve raggio. I numeri a suffragare il critico stato del vettore italiano abbondano. Basta fare un simbolico salto indietro per capirlo. Basta tornare a quel gennaio 2009: 323 milioni di capitale versati da Air France-Klm (per il 25% della compagnia) che, sommati alle quote dei soci Cai (847 milioni di euro) portano l'asticella a quota 1170 milioni di euro. 

  

"Siete dei patrioti. Vi ringrazio per aver risposto con il cuore e vedrete che sarà un buon investimento", recitava in pompa magna un Mr. Berlusconi gioioso per aver articolato un così 'brillante' piano. Riva, Benetton, Colaninno, Pirelli, Ligresti, Angelucci: nomi illustrissimi tra le fila di questi 'salvatori della patria'. Il tempo passa, la gestione nuova sicuramente porterà al rilancio fanno sapere. Una storia di successo annunciata, insomma. Torniamo ai giorni nostri, allora, e vediamo dove sono arrivati con Alitalia: 294 milioni di perdite solo nel primo semestre 2013, 22,76 milioni di euro persi ogni mese (in media), debito effettivo sopra quota 2 miliardi, flotta svalutata all'inverosimile e 7000 dipendenti licenziati (per non parlare del costo per lo Stato in termini di ammortizzatori sociali). "La sfida sta per essere vinta" gongolava sempre Berlusconi nell'ottobre 2009. Ora, a conti fatti, il valore residuo (capitale sociale) di Alitalia - dopo tutte le perdite - arriva a mala pena a 50 milioni di euro.

L'epopea vive un nuovo sussulto in queste ultime settimane: 'inaccettabili' le condizioni imposte da Air France per tenere in vita il paziente morente, è nuovamente il turno dei "patrioti". Così ricomincia la giostra, forte del sapore di 'già visto': aumento di capitale da 300 milioni di euro, Intesa Sanpaolo e Unicredit che intervengono con un prestito da €100 milioni e tutti pronti ad usare il jolly Poste italiane. Un mese: questo è il lasso che i soci avranno per sottoscrivere le nuove quote. Intesa, sull'onda dei ricordi dell'epoca Passera, è pronta a versare ulteriori 26 milioni di euro sulla base della sua partecipazione in Alitalia (10%). Alle rimanenze - inevitabili - dell'inoptato penseranno poi le due banche (Intesa pronta fino a 50 milioni) e Poste italiane: il biglietto da visita è un assegno da 75 milioni di euro per la creatura di Massimo Sarmi. Ancora una volta si chiede aiuto allo Stato (ed ai contribuenti, di rimando): mezza Europa polemizza su questa commistione tra pubblico e privato. L'ultima voce, in puro ordine temporale, è quella dell'Istituto Bruno Leoni: "L'aiuto di stato consiste principalmente nell'aumento di capitale di Alitalia, principale operatore nazionale del trasporto aereo, finanziato da Poste, società controllata al 100% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (...) la concorrenza è alterata - continua una nota del centro di ricerca - in quanto l'intervento del governo, attraverso Poste, è finalizzato a impedire l'uscita dal mercato di Alitalia e l'ingresso di nuovi operatori nella fornitura di servizi di trasporto aereo in Italia, nonché a elevare il prezzo di acquisto per eventuali operatori rispetto al prezzo che si sarebbe altrimenti manifestato". Ma qui in Italia si tira dritto e non si ascoltano le critiche: l'Alitalia tornerà a volare, punto e basta.

Allora è tutto sistemato? Affatto. Con i soldi arriveranno, nuovamente, i tagli. Nelle prossime settimane quel che resta di Alitalia metterà a terra altri 20 aerei che coprono il medio ed il breve raggio. Il tutto, ovviamente, sancirà la fine di molte rotte nazionali ed europee di media gittata. E' la forza degli eventi: l'approvazione del piano da parte dei soci aveva dei costi alti. Il non far partire più molti Airbus A320, così come molti Embraer, significa mandare a casa il relativo personale. E' il simbolo della crisi: tagli, sacrifici, epurazioni.

Meglio non ripensare al passato allora. Meglio non ricordare quel "Grazie Silvio" con cui titolava Les Echos con un chiaro riferimento all'offerta del 2008 nell'era Prodi. I patrioti, nel 2009, erano intervenuti per tutelare l'italianità. Ironia della sorte: oggi, a conti fatti, c'è - quasi - da vergognarsi della quota tricolore in Alitalia.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57583/20131016/alitalia-cai-berlusconi-aumento-capitale-tagli-personale-air-france-poste-italiane-sarmi-europa.htm

 

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