Bankitalia: Italia, prendi il treno della ripresa

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A che punto si trova l'economia del Bel Paese? Con i giornali e le news di settore fortemente attratti da 'episodi' economici fondamentali (come la vicenda Usa su Shutdown e Debt ceiling), giocoforza, i numeri dell'economia italiana sono momentaneamente passati in secondo piano. Anche il marasma politico nostrano degli ultimi tempi, ovviamente, ha tolto visibilità a tanti indici economici usciti circa lo stato di salute dell'Italia. Bankitalia, allora, giunge in nostro aiuto con il suo ultimo bollettino economico e fa il punto della situazione.

  

Nell'ultima pubblicazione di Palazzo Koch emerge chiaro un primo aspetto: l'Italia - la sua ripresa - è perennemente tra due fuochi: uno, quello 'esterno', è rappresentato dall'andamento dell'espansione globale che influisce su molte variabili, prima fra tutte quella legata all'export (primi sette mesi dell'anno a €3,9 mld di surplus per il saldo del conto corrente); l'altro, che possiamo definire come il fronte 'interno', è dato dalle mille vicissitudini del mondo politico italiano. La crescita del Paese, quindi, deve necessariamente essere inserita tra questi due 'ingombranti' vicini: impossibile decontestualizzare, inutile parlare di crescita 'ormai prossima' se i due fattori di cui sopra remano contro.

Ecco allora che la fine del caos americano, (tralasciando momentaneamente il capitolo legato al Tapering), e la sostanziale tregua sul fronte politico interno nostrano possono (ora) essere considerati come due fattori 'friendly' (o quanto meno non avversi) alla nostra tanto ricercata ripresa. Il bollettino parla di un'espansione globale che prosegue - senza però rafforzarsi - a metà tra la perdita dello slancio dei Paesi emergenti ed il cessato allarme per la situazione Usa. L'area euro, nel dettaglio, fa emergere segnali di ripresa: "il prodotto è tornato a crescere nel secondo trimestre di quest'anno, dopo sei cali consecutivi", "Gli indicatori congiunturali più recenti prefigurano una prosecuzione della ripresa, a ritmi moderati, nella seconda parte del 2013". La Bce, d'altro canto, ha promesso "di mantenere i tassi ufficiali su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo di tempo prolungato" e questo aiuta decisamente le aspettative per il quadro generale.

La crescita italiana, dunque, non può che beneficiare di questa congiuntura favorevole: l' "inversione di tendenza" tanto chiacchierata potrebbe arrivare così entro dicembre, è necessario "non sprecare l'opportunità della ripresa". Cosa è migliorato, dunque, nella nostra economia? La fiducia, in primis: "il giudizio delle imprese sulle condizioni per investire è migliorato, tornando su valori prossimi a quelli precedenti la crisi dell'estate del 2011, sia nell'industria sia nei servizi". Ma questo, ovviamente, non basta: il calo della produzione industriale è proseguito nel mese di luglio ed agosto, anche se a ritmi più moderati, abbiamo osservato lo stesso pattern. Il Pil, osservato speciale, sembra migliorare: il ritmo di caduta nel trimestre estivo "dovrebbe essersi pressoché annullato" ma occhio alla disoccupazione al 12% nel secondo trimestre. Per centrare quella crescita di cui parla il governo, nel biennio 2015-2017, serve altro. La stessa Bankitalia sottolinea come un mix di tre elementi specifici potrebbe aiutare enormemente l'Italia a centrare questi importanti obiettivi: sarà fondamentale "la stabilità del quadro interno, la continuità delle riforme strutturali e un significativo miglioramento degli spread". A ben riflettere, però, la 'condicio sine qua non' della crescita potrebbe essere una ed una soltanto. Per avere continuità nelle riforme strutturali servirà, ovviamente, continuità (e forza) nella squadra di governo. Allo stesso modo, buona parte dello spread che ci 'minaccia' è influenzato dalle vicende politiche interne: il suo andamento, sottolinea Bankitalia, "resta esposto all'evoluzione del quadro interno. In settembre, con l'aumento dell'incertezza politica, il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è temporaneamente aumentato. In ottobre è tornato a scendere; era circa 230 punti base alla metà del mese".

Insomma: serve uno spread basso, raggiungibile con la stabilità politica; serve una strada fatta di riforme strutturali, raggiungibile sempre con un quadro politico interno solido. Serve allora - a conti fatti - una squadra di governo degna di questo nome. Impossibile? No. Difficile? Assolutamente.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57625/20131017/bollettino-economico-bankitalia-italia-economia-ripresa-crescita-globale-usa-paesi-emergenti-governo.htm

 

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