Cina, accelera la crescita (+7,8%), ma ancora necessari interventi del Governo

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Quello di oggi, 18 ottobre, era il dato più atteso e cruciale per l'economia cinese. Secondo il National Statistics Bureau il Prodotto Interno Lordo è cresciuto del 7,8% annuo nel terzo trimestre, in linea con le aspettative, dopo il 7,5% registrato nel secondo. Il dato mette a tacere (momentaneamente)  le voci che presumevano un rallentamento dell'economia cinese, che avrebbe trascinato con sé i mercati mondiali. Su base trimestrale, la crescita è aumentata del 2,2%, il che suggerisce un tasso annuale del 9,1%.

  

Per gli analisti dell'Ufficio Statistico la crescita del PIL è in parte imputabile ai "mini -stimoli" promossi dal Governo, incentrati soprattutto sulla spesa pubblica nelle infrastrutture urbane, in parte al miglioramento della domanda estera, e ad un rallentamento dei prestiti, implosi della prima parte dell'anno come una vera e propria "alluvione" di emissione di credito, a fronte dei quali si è mostrato efficace l'intervento del Governo per contenerne la crescita. L'attenzione adesso sarà focalizzata sui prossimi trimestri, al fine di poter accertare con chiarezza se il trend positivo su cui viaggia il Paese asiatico sia o meno in grado di incoraggiare, oltre la ripresa, il consolidamento economico.

L'aumento del PIL toglie, per ora, qualsiasi dubbio sul target di crescita del Paese del 7,5% entro il 2013, obiettivo dichiarato dal viceministro delle Finanze cinese Zhu Guangyao in occasione del G20 tenutosi il 5 e 6 settembre scorsi, obiettivo più volte messo in discussione, come avvenuto lo scorso 14 ottobre, quando il National Statistics Bureau ha evidenziato un aumento dell'inflazione, con l'indice dei prezzi al consumo di settembre in rialzo al 3,1%, dal 2,6% nel mese di agosto. Il dato risultava superiore alle attese, che si fermavano a 2,9%, ma risultava ancora sotto il target ufficiale del 3,5% per il 2013. Secondo i dati dell'Ufficio nazionale di statistica, su base mensile i prezzi hanno segnato un incremento dello 0,8%, contro stime degli economisti per un +0,5%. L'aumento dell'inflazione è dovuta all'aumento dell'1,5% del prezzo del cibo, dopo che le cattive condizioni climatiche, siccità in alcune zone e piogge torrenziali ed inondazioni in altre, hanno creato problemi alle colture, tanto da portare il costo degli alimenti in rialzo del 6,1% a/a (+0,51 punti m/m). I prezzi delle verdure sono saliti del 19%, mentre quelli della frutta al 12%. 

Un altro dato positivo giunge dal fronte industriale. La produzione industriale mensile è aumentata del 10,2% rispetto allo scorso anno, leggermente al di sopra delle aspettative del 10,1%, ma più debole rispetto al 10,4% registrato in agosto. Le vendite al dettaglio sono cresciute del 13,3%, leggermente al di sotto della aspettative, che prevedevano un aumento del 13,5%, dopo un 13,4% registrato nel mese di agosto.

La Cina comunque prevede di cambiare il proprio quadro macroeconomico con riforme destinate a modificare le basi dell'economia, garantendo una maggiore dipendenza sulla domanda interna, in particolare sui consumi, anziché sulle esportazioni, in calo a sorpresa con un -0,3%, contro le aspettative di un +6%, dopo che la domanda dei paesi emergenti è stata sbriciolata dalla volatilità dei mercati finanziari,  sugli investimenti immobiliari, che nel mese di agosto hanno fatto schizzare in alto  i prezzi degli immobili residenziali, con un incremento del 18-19%, tanto che tra gli investitori e gli analisti aleggiava il timore e la preoccupazione di una terribile e pericolosa bolla speculativa, e sugli investimenti in infrastrutture (ferrovie ed altre opere pubbliche), trainati dalla crescita del credito.

Secondo gli analisti però questo tipo di riforme più che aumentare la crescita, potrebbero frenarla.  A tal proposito, l'economista Luis Kuijs della RBS, sostiene che "se la Cina aumentasse i salari e la spesa sociale senza però apportare modifiche politicamente più aspre che incrementino la produttività, come ad esempio l'introduzione di una politica di maggiore concorrenza nei settori dominati dalle industrie di proprietà dello Stato, questo creerebbe una crescita più lenta, comportando una riduzione della competitività, a livello globale, delle imprese cinesi".

Intanto per il prossimo mese il Governo di Pechino ha in programma un incontro nel quale verranno discussi i punti su cui poi forgiare il nuovo modello di sviluppo economico che, oltre a dare maggiore spazio all'incremento dei consumi, dovrebbe garantire l'apertura al mercato e un maggiore sostegno finanziario agli imprenditori privati. 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57690/20131018/cina-pil-crescita-governo.htm

 

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