Svizzera, addio al segreto bancario: da novembre parte la caccia ai capitali fantasma

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L'idillio di tutti quei 'tesoretti esteri' nascosti in quel di Berna potrebbe presto finire. A voler esser più precisi, lo stato di grazia che vedeva il segreto bancario proteggere ferocemente queste fortune dovrebbe interrompersi il prossimo primo novembre. La motivazione è semplice, quasi banale: entrerà in vigore, infatti, una legge che costringerà le banche svizzere a comunicare tutti i dati necessari dei loro correntisti alle autorità estere che ne faranno esplicita richiesta.

  

Tutto nasce da quella importante, storica, decisione del Consiglio federale svizzero lo scorso 9 ottobre. In virtù della riformulazione della legge contro il riciclaggio di denaro, il Mros - l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro -  si è visto riconoscere il nuovo, importante, diritto (nonché dovere) di poter comunicare alle corrispettive autorità straniere tutta una serie di informazioni inerenti i conti in Svizzera. Le pressioni su Berna da parte di molti stati, d'altronde, erano diventate sempre più palesi: il caso forse più eclatante è stato quello del raggiunto accordo con gli Stati Uniti. Un patto, quello stipulato tra i due Paesi, che è l'emblema di questo nuovo 'corso degli eventi'.

L'apertura da parte della Svizzera non è totale ("Non saranno forniti dati se questi comprometteranno l'interesse nazionale o l'ordine pubblico") ma è di certo sintomatica di una nuova 'era' finanziaria. Molti elementi di spicco della finanza, come Ubs e Credit Suisse, avevano già avviato la sensibilizzazione della propria clientela circa l'importanza di quella che è stata ribattezzata "la strategia del denaro pulito". La necessità di porre fine alle 'voci' che vedevano la Svizzera come hub mondiale per l'afflusso di capitali 'fantasma' è il fertile terreno logico in cui germoglia questa 'nuova etica' di Berna.

In un contesto economico delicato, quale quello attuale dell'Italia, ecco allora che il rientro di questi capitali diventa un'importante asso da giocare. Nel caso specifico nostro, tuttavia, la denuncia penale in cui si incappa è un deterrente ancora troppo forte per questo rientro. Il dilemma è forte: il venire troppo incontro ai 'furbetti' premierebbe il loro comportamento passato e rappresenterebbe un pericoloso precedente per il futuro. Al contempo una normativa troppo stringente, con punizioni 'esemplari', ridurrebbe notevolmente il gettito finale. Il problema è noto, lo stesso ministro dell'Economia Saccomanni si è recentemente espresso a tal proposito: 

"Vogliamo presentare una norma permanente per il rientro dei capitali dall'estero che favorisca il contribuente leale e punisca quello sleale. Il clima internazionale è cambiato e si va verso uno scambio automatico dei dati: chi ha portato soldi all'estero si troverà in una situazione molto peggiore di adesso". Uno studio di Governo parla di 15 miliardi di euro che potrebbero arrivare nelle casse dello Stato grazie ad un programma che 'premi' chi fa rientrare volontariamente capitali sino ad ora nascosti in Svizzera.

Lotta dura ai furbetti, insomma. Questa volta, con l'aiuto 'concreto' dello stato elvetico, potremmo realmente riuscire ad invertire una tendenza che - oltre a calpestare l'eticità - rappresenta ora un tanto forte quanto poco sostenibile problema per la nostra economia.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/57691/20131018/svizzera-segreto-bancario-novembre-mros-saccomanni-capitali-italiani-rientro.htm

 

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