Recuperare i patrimoni all'estero? Il piano del governo fa acqua

E-mail Stampa PDF

Il governo, alla cronica ricerca di risorse per far quadrare almeno per un pò i conti, torna a bussare alle porte della Svizzera per far rientrare in Italia parte dei patrimoni dei connazionali detenuti all'estero.

  

Fu uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi (e Renato Brunetta) durante l'ultima campagna elettorale. Ricordate la promessa abolisco l'Imu e vi restituisco quello pagata nel 2012? L'ex premier era convinto di trovare gli 8 miliardi necessari in Svizzera, tramite un accordo fiscale: il governo di Berna avrebbe riscosso per conto di Roma le tasse sui capitali italiani contenuti nelle banche elvetiche, in cambio della garanzia di anonimato per i titolari dei conti correnti. Gettito previsto dallo staff Pdl (pubblicato sul sito dell'ex ministro Brunetta), circa 25 miliardi di euro l'anno.

Peccato che a 48 ore dall'apertura delle urne arrivò la doccia fredda direttamente dalla Svizzera, su quello che Berlusconi descriveva come "accordo imminente" e che invece secondo Berna, sarebbe potuto essere operativo non prima del 2015. L'accordo fiscale a quel punto è scomparso dai radar della politica, ora l'esecutivo di larghe intese riprende la materia in mano.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, si ragiona su un 'doppio binario'. Da una parte l'inserimento di un primo provvedimento già nella legge Stabilità. Dall'altra il 'ritorno' dell'accordo fiscale, ma seguendo linee diverse da quelle tracciate a suo tempo dal Pdl.Il quotidiano di via Solferino cita  "una circolare dell'Agenzia delle Entrate, che presto sarà integrata e resa applicabile", che prevede per  "chi detiene fondi all'estero in maniera illegale" una autodenuncia che consentirà di "pagare le imposte e gli interessi relativi a tutte le annualità che non si siano prescritte, ottenendo uno sconto sulle sanzioni fino alla metà del minimo". 

L'ennesimo condono mascherato? Secondo Palazzo Chigi non sarebbe così perchè "l'evasore perderebbe l'anonimato". Ma ci sono almeno due falle nel piano fin qui concepito. Per quale motivo chi possiede capitali all'estero dovrebbe 'autodenunciarsi'? E poi, in mancanza di accordi con Berna, per rendere 'stuzzicante' l'autodenuncia si dovrà agire sul fronte delle sanzioni penali. Ma garantendo uno 'scudo giudiziario', come si fa a non chiamarlo condono?

Neanche Palazzo Chigi sarebbe convinta della riuscita del piano. La Commissione guidata dal magistrato Francesco Greco(che lavora sul reato di autoriciclaggio, oggi assente nella normativa italiana), propone che "venga esclusa - scrive il Corriere - la sanzione penale per chi si autodenuncia prima di essere scoperto. Qualora invece l'autodenuncia avvenga già in corso di accertamento, si applicherebbe la sanzione penale ma con 'un'attenuante a effetto speciale". 

L'obiettivo del ministro Saccomanni, nel futuro accordo con la Svizzera, sarebbe 'superare' il segreto bancario, allo scopo di evitare una nuova fuga di capitali nel paese elvetico e alimentare così il circolo vizioso. Ma la Svizzera, pur firmando la convenzione dell'Ocse sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale, non ha abbandonato il segreto bancario. Come scritto su IBTimes lo scorso 18 ottobre, "le autorità elvetiche potranno sì comunicare alle corrispondenti essere informazioni sui conti correnti, ma solo limitatamente ai casi di riciclaggio e neppure in modo completamente trasparente. Nulla di fatto invece per i reati fiscali".

E mentre si discute sulla possibilità di un nuovo condono mascherato, salta fuori la famosa polvere sotto il tappeto riguardo il condono fiscale del 2002 voluto dal duo Berlusconi-Tremonti. Avrebbe dovuto garantire un gettito superiore ai 5 miliardi, ma secondo la Corte dei Conti ne mancherebbero all'appello oltre tre. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58112/20131027/patrimoni-estero-accordo-svizzera-conti-italiani-condono.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili