Scudo fiscale, lo Stato ha legalizzato il riciclaggio della mafia?

E-mail Stampa PDF

Il governo sembra intenzionato a emanare un provvedimento sul rientro e la tassazione dei capitali detenuti dagli italiani all'estero. Come già evidenziato ieri (leggi), le idee sono ancora poche e confuse, con il solito rischio che il tutto si trasformi nell'ennesima maxi-sanatoria che fa sorridere evasori e criminalità organizzata, sulla falsariga degli scudi fiscali emanati dal duo Berlusconi-Tremonti.

  

Oggi sull'argomento torna il Corriere della Sera, in un articolo a firma di Sergio Rizzo, in cui vengono snocciolati una serie di dati su reimpatri, regolarizzazioni e gettito fiscale dei provvedimenti datati 2002, 2003 e 2009 (rispettivamente con una tassazione del 2.5, del 4 e del 5 per cento sui capitali fatti rientrare in Italia, anonimato compreso). Osservando il grafico pubblicato dal quotidiano di via Solferino, salta subito agli occhi una evidente anomalia, che riporta alla mente una domanda che è stata posta all'epoca: gli scudi fiscali sono stati utilizzati dalle mafie per una enorme operazione di riciclaggio?

La risposta viene offerta dai numeri. Ci sono sei Regioni in cui più di 30mila contribuenti hanno utilizzato lo scudo fiscale: ovvia la presenza fra le 'magnifiche sei' della Lombardia, la regione più ricca d'Italia. Molto meno ovvio che a guidare la graduatoria siano, nell'ordine, Sicilia, Calabria, Lazio e Campania.Le tre regioni del Sud non sono certo il polmone economico del paese, ma il regno delle tre principali 'mafie'. Il Lazio è diventata terra di conquista della criminalità organizzata (soprattutto 'ndrangheta e Camorra), tanto nel sud della regione che a Roma. E che anche la Lombardia sia pesantemente infiltrata dai clan calabresi (come lo fu già negli anni Settanta da Cosa nostra), nonostante le smentite dei 'ras' locali, è scritto nelle carte di importanti inchieste 

Impressiona la differenza dei dati fra la Lombardia e la Calabria, un testa-coda a livello di economia reale, che si ribalta se andiamo a prendere il numero di contribuenti che hanno utilizzato l'ultimo scudo fiscale (2009): 98mila in Calabria, 35mila in Lombardia. In Sicilia sono stati addirittura 165mila, in Campania 83mila. Inspiegabile, se continuiamo a raffrontare la semplice 'ricchezza' delle singoli regioni, anche la differenza con il Lazio (quasi 96mila contribuenti hanno riportato in Italia le loro ricchezze). Colpisce anche il dato della Puglia (50mila), superiore a quello lombardo. 

Anche la seconda domanda posta sullo scudo, il presunto beneficio tratto dal gettito fiscale, riceve una risposta senza appello. Con i tre scudi sono stati regolarizzati 127 miliardi di euro, di cui solo 82 reimpatriati. Un terzo è rimasto all'estero (gran parte in Svizzera) dopo la sanatoria. E il gettito? Poco meno di 8 miliardi di euro.

Ricapitolando: in un paese in cui, rimanendo bassi, l'evasione fiscale si 'mangia' almeno 100 miliardi, ne vengono regolarizzati 127 in 7 anni. Regolarizzazione che ha lasciato all'estero il 30% di quella montagna di denaro e che ha prodotto un gettito pari al 6% di quanto 'ripulito'. Se non si può pronunciare la frase 'riciclaggio di Stato', possiamo almeno sostenere che è stato un pessimo affare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58174/20131028/scudo-fiscale-riciclaggio-stato-dati-miliardi.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili