Più rigore in Europa: Dijsselbloem, la burattinaia Merkel ed i contratti sul deficit

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Il vulcanico presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, torna nuovamente a far parlare di sé. Probabilmente infastidito dallo status quo che lo circonda a livello europeo, il ministro delle Finanze olandese si è recentemente espresso su un delicato tema che riguarda tutti i membri dell'Unione europea: il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) e, specificatamente, i tempi di rientro per il target sul deficit.

  

PSC ovvero l'accordo che la Commissione definisce come "la concreta risposta dell'Ue alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio". L'attenzione di Dijsselbloem è ricaduta sul rispetto di quel parametro inerente il rapporto deficit/Pil, inferiore al 3,0%, che molti Paesi faticano a rispettare. Si parte, di norma, con un 'early warning' da parte della Commissione che avvisa il Paese del 'pericoloso' avvicinamento alla soglia limite imposta: una sorta di avvertimento preventivo che anticipa quella raccomandazione vera e propria che scatta con il superamento della soglia. Senza misure concrete alla politica di bilancio, poi, si passa direttamente alla sanzione (fino ad un massimo dello 0,5%) sotto forma di deposito infruttifero che diventa, dopo due anni di deficit eccessivo, una sanzione vera e propria. L'avvento della crisi, ovviamente, ha posto molti Paesi in condizioni tali da non poter rispettare questo vincolo.

Bruxelles ha allora mostrato una certa 'pazienza' (definita da alcuni 'clemenza') con i Paesi in difficoltà e proprio questo atteggiamento è quello che più infastidisce Dijsselbloem. Un nuovo atteggiamento, una nuova linea più morbida che il ministro olandese teme sia stata concessa "senza nessuna condizione". Ecco allora che il disegno del presidente dell'Eurogruppo diventa chiaro: "Solo se un Paese porta avanti riforme cruciali può essere rinviata la scadenza degli obiettivi fiscali" ha proposto Dijsselbloem, "l'allentamento degli obiettivi fiscali dovrebbe essere legato in modo più concreto al completamento delle riforme".

Torna in auge, dunque, una sorta di do ut des che facilmente fa tornare alla mente il marchio di fabbrica del Fondo monetario internazionale: il ministro olandese sogna di poter applicare ai Paesi membri quella tipologia di accordo del Fondo nota come "Stand-by Arrangement". Un patto concreto, un accordo lineare: più tempo in cambio di riforme assicurate. "Potrebbe essere - spiega il presidente dell'Eurogruppo - che se un Paese chiede più tempo in termini di deficit, la Commissione dice: > e questo pacchetto potrebbe essere chiamato contratto".

L'idea plasmata dal presidente dell'Eurogruppo si mostra, così, per quello che è realmente: un vero e proprio contratto. La parola or ora svelata, però, ha così palesato chi è veramente il partner di Dijsselbloem per questa proposta: Angela Merkel. La cancelliera tedesca vuole a tutti i costi modificare l'approccio dei Paesi nei confronti delle raccomandazioni specifiche di Bruxelles: troppo potere decisionale è ora in mano ai Paesi e questo rende, per l'appunto, quanto detto dall'Europa poco più che un 'consiglio'. Nasce così l'idea dei "contractual arrangements": veri e propri contratti da stipulare con l'Europa che concretizzerebbero il dovere (e non più il 'consiglio') di riformare pesantemente alcuni settori presenti in una short-list precedentemente redatta.

Questi, dunque, sono i nuovi 'strumenti' che vorrebbe Dijsselbloem (e la burattinaia Merkel) perché "la connessione tra dare più tempo dal lato fiscale e le riforme economiche", spiega l'olandese, è il presupposto per rafforzare la crescita e la competitività.

Tutto è fatto unicamente per il bene della crescita. Convinti tutti, allora? Decisamente no.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58191/20131029/dijsselbloem-eurogruppo-europa-commissione-patto-stabilita-deficit-pil-fmi-riforme-strutturali-contr.htm

 

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