Rivalutare Bankitalia: l'escamotage per aiutare le banche e abolire l'Imu

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"Mater artium necessitas" dicevano i latini, la necessità è la madre delle abilità. Lo stato attuale delle cose, in Italia, spinge i 'poveri' politicanti proprio in questa direzione: scartate quasi a priori alcune manovre strutturali, volte alla correzione seria dei problemi, la critica situazione ci condanna ad una spasmodica ricerca di 'toppe', di certo momentanee, che concedano unicamente più tempo. In quest'ottica ricadono tutte quelle mosse collocabili sotto il titolo "una tantum", (una ed una sola volta), ed è proprio qui che potremmo archiviare anche la vicenda sul "valore della Banca d'Italia".

  

Banche desiderose di migliorare il proprio stato patrimoniale (spinte dai capitoli legati agli stress test della Bce e da Basilea 3) da un lato, governo perennemente a caccia di fondi dall'altro: queste le due 'forze motrici' alla base della voluta rivalutazione. Ad oggi il capitale di Bankitalia è fissato a 156 000 euro ovvero quasi pari a quei 300 milioni di vecchie lire della valutazione degli anni Trenta. Intesa Sanpaolo, per intenderci, ha in pancia il 42,42% del capitale di Palazzo Koch e precede Unicredit che si ferma al 22,11%. Il mare magno delle partecipazioni in seno alle banche, tuttavia, porta la valutazione delle quote ad un range troppo esteso: si passa da un minimo di €800 milioni ad un massimo di 22 miliardi di euro, risultati che ovviamente derivano dalle più disparate stime operate dalle banche. Da ipotetici fair value ai prezzi di costo, quindi, per valutare la Banca d'Italia è servito necessariamente un pool di esperti che preparasse un dossier. Documento redatto da Franco Gallo (ex presidente della Corte Costituzionale), da Lucas Papademos (ex vice presidente della Bce) e da Andrea Sironi (rettore alla Bocconi) e che, in questi giorni, è finalmente arrivato sulla scrivania del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. Lo stesso ministro ha posto fine ad ogni speculazione sul tali valori affermando che: "complessivamente il valore delle quote di capitale sono in un range da 5 a 7 miliardi" (il che fa calare, definitivamente, il sipario sui numeri stratosferici mostrati poco tempo fa da Renato Brunetta). 

Preso atto del reale valore, allora, sarà poi necessario riconoscere alle banche la possibilità di inserire tali quote nel patrimonio di vigilanza (cosa, fino ad ora, espressamente vietata in virtù di un filtro prudenziale). Questa mossa permetterà agli istituti di migliorare la situazione patrimoniale ma, al contempo, genererà un introito per il governo. Il dg di Abi, Giovanni Sabatini, ha infatti sottolineato come la norma presente nella Legge di Stabilità che concede alle imprese di "rivalutare beni di impresa e partecipazioni, mediante pagamento di imposta sostitutiva di Ires e Irap con aliquota del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili", potrebbe venire sfruttata "anche per il riallineamento fiscale di una eventuale rivalutazione delle quote di partecipazione nel capitale della Banca d'Italia". A conti fatti parliamo quindi di un plausibile incasso tra gli 800 milioni ed i 1,12 miliardi di euro: una somma preziosissima per l'esecutivo che finirebbe direttamente a copertura di qualche misura nell'immediato (e qui arriva, quindi, il filo diretto con l'abolizione definitiva dell'Imu) e che, ancora una volta, non verrebbe minimamente usata per interventi di tipo strutturale.

Un ultimo caveat, però, è d'obbligo: la cifra in questione, a detta di molti, sarebbe perfettamente sfruttabile per l'abolizione del saldo Imu del prossimo dicembre. Si rischia, tuttavia, di ritrovarsi con un 'diabolico' piano riuscito a metà: a porre il veto su questo escamotage, infatti, potrebbe essere la stessa Ragioneria Generale di Stato che sembrerebbe profondamente contraria a questo specifico uso dell'inaspettato maggior introito.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58241/20131030/banca-italia-palazzo-koch-valutazione-quote-banche-stato-patrimoniale-capitale-viglianza-abolizione.htm

 

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