Spagna, arriva la ripresa: tra corvi ed euforici la verità è nel mezzo

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Gli economisti (e la stessa Banca centrale spagnola) lo avevano preannunciato e, ora, anche i dati dell' Istituto Nacional de Estadistica lo confermano: il Pil della Spagna è tornato a crescere. Non succedeva da nove trimestri consecutivi, bisogna tornare all'inizio del 2011 per poter osservare un prodotto interno lordo trimestrale non negativo nella penisola iberica (che comunque segnò un cauto +0,2%). La crisi ha colpito molto duramente la Spagna ed il suo sistema finanziario: i conti fuori controllo, il clima di sfiducia degli investitori (con il conseguente salato prezzo da pagare in materia di spread ed interessi sul debito) e l'alta disoccupazione sono un mix decisamente noto al gruppetto di Paesi finiti sotto la mannaia della crisi. Il campo di battaglia, insomma, mostra le tremende cicatrici della lotta contro la crisi. Eppure la Spagna è tornata a vedere qualche piccolo spiraglio di luce nel futuro della sua economia: flebili speranze, opportunità più che certezze, ma che possono comunque essere considerate un plausibile punto di partenza.

  

Il precedente dato sull'andamento del Pil, registrato nel secondo trimestre, aveva d'altronde lanciato un segnale: la contrazione osservata allo 0,1% era un buon indizio per aspettarsi l'inversione di tendenza. Il +0,1% non è una solida base per esser fin da subito trionfalisti ma, al contempo, non deve esser del tutto mortificata affogandola in correnti di pensiero degne del pessimismo cosmico leopardiano. La base annuale, c'è ovviamente da sottolinearlo, recita un -1,2% del Prodotto interno lordo: un dato di certo non positivo ma che assume rilevanza se affiancato al medesimo del trimestre precedente che segnava un pesante -1,6%.

Alla base di tutto c'è il fatto che la Spagna sta vivendo una vera e propria rinascita dell'export con i ricavi che, nel mese di agosto, crescono del 3,8% su base annua ed in netta controtendenza rispetto ad altri Paesi dell'Eurozona come Germania e Francia. A questo positivo aspetto, poi, si aggiunge una netta ripresa del turismo verso la penisola iberica: rispetto a settembre 2012, la spesa dei turisti stranieri in Spagna ha toccato quota 6,6 miliardi di euro, con un deciso +8% su base annua. Qualora l'export riuscisse a mantenere questo ritmo, evento non molto probabile ma comunque non impossibile, i meccanismi in gioco potrebbero comportare un allentamento delle tensioni anche nel mercato interno spagnolo. Un miglioramento del livello occupazionale sarebbe la piccola scintilla che potrebbe, lentamente, riaccendere la fiamma della domanda interna (ora - ovviamente - in crisi). Una scossa dall'esterno, dunque, potrebbe rianimare il cuore della Spagna che - al momento - se non è fermo, poco ci manca.

La disoccupazione, allo stato attuale delle cose, è ancora critica: su base destagionalizzata, (epurando così gli ultimi risultati dal naturale ciclo positivo dell'industria turistica), in numero complessivo degli occupati è ancora in calo dello 0,4% sul trimestre. L'essere ancora vicini a quel livello record del secondo trimestre 2012 (26,3%) è il più forte segnale che ancora molto è da fare in Spagna. Le previsioni finali per il 2013 (26%) e per il 2014 (25,9%) sono inconciliabili con qualsivoglia concetto di crescita (con il fantomatico +0,7%, ad esempio, previsto nel 2014). Conclude, poi, la costruzione di quella 'zavorra' ideologica, che non concede voli pindarici su questo +0,1% spagnolo, il rapporto con l'Europa: il deficit sotto la fatidica soglia del 3% nel 2014 appare ancora come una montagna invalicabile. Le recenti aperture della Merkel e di Dijsselbloem in materia di "contractual arrangements" (più tempo in cambio di riforme strutturali) potrebbero, poi, non essere così vantaggiose: il rischio è quello di ottenere più tempo e, contestualmente, finire in un nuovo vortice di austerità che consumerà quel poco guadagnato.

La Spagna è risorta, quindi? E' uscita dalla Crisi? Assolutamente no: i nodi dell'economia iberica persistono e sono anche sostanziali. Così come un flebile accenno di crescita non deve giustificare onde anomale di euforia, tuttavia, è lecito anche non vedere sempre e solo tutto in toni di grigio.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58252/20131030/spagna-recessione-crisi-crescita-pil-export-turismo-disoccupazione-domanda-interna-deficit-europa.htm

 

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