Saccomanni e l'ottimismo della miseria: altri 6 anni per ritornare al PIL 2007

E-mail Stampa PDF

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni continua a sprizzare ottimismo da ogni poro: pur essendosi arreso alla dura realtà che vede il prodotto interno lordo italiano calare più di quanto previsto dal governo nella nota di aggiornamento del Def, il titolare di via XX Settembre si lascia sfuggire previsioni circa la crescita economica fino al 2017. Mostrando che di ottimismo sembra essercene troppo, se raffrontato ai fatti.

  

Le previsioni del ministro ritengono che nel 2014 il PIL italiano aumenterà dell'1,1 per cento, contro l'uno per cento netto previsto dal governo nel Def, ma soprattutto contro il molto più basso +0,7 per cento previsto da osservatori e istituzioni internazionali come il Fondo monetario. Già da questa previsioni dovrebbe essere chiaro che forse si sta facendo i conti senza l'oste.

Secondo Saccomanni, inoltre, il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare gradualmente fino a raggiungere il 2 per cento nel 2017, chiudendo il cosiddetto output gap, ovvero la differenza tra quanto un'economia produce effettivamente e le sue potenzialità di produzione (ovvero quanto dovrebbe produrre). Tuttavia anche in questo caso le cose sono colorate solo di un rosa molto pallido.

Stando ai dati Eurostat e prendendo per buone le previsioni del ministro dell'Economia alla fine del 2013 il Prodotto Interno Lordo italiano sarà calato di poco meno del 9 per cento (-8,63%) rispetto alla fine del 2007. Dopo dieci anni, ovvero alla fine del 2017, ipotizzando una crescita dell 1,1 per cento nel 2014, dell'1,5 per cento nel 2015, dell'1,7 per cento nel 2016 e del 2 per cento nel 2017 il PIL italiano si ritroverà ancora sotto i livelli di fine 2007 per ben il 3 per cento circa. Insomma, il Paese, dopo dieci anni, non sarà ancora riuscito a riportarsi ai livelli precedenti la crisi.

Questo sembra essere il best case scenario: poi bisognerebbe fare i conti con la realtà, che ad esempio mostra che in Europa ci sono ancora profonde disfunzionalità di government e di governance; che per un Paese che esce dall'abbraccio della Troika (l'Irlanda) ce n'è un altro che rischia di entrarvi (la Slovenia); che ci sono rischi per l'economia globale che possono avere conseguenze negative per l'Europa.

Insomma all'Italia non basta una crescita che gradualmente ritornerà al 2 per cento fra tre anni: va bene mostrare ottimismo, ma senza i fatti non si va da nessuna parte. Il Paese ha bisogno di riforme shock che rendano più conveniente la creazione di posti di lavoro, che permettano e favoriscano la concorrenza spazzando via il cancro rappresentato dalle tante caste e cricche che divorano a morsi quel che resta dello Stato, serve una giustizia che arrivi presto (perché altrimenti non è giustizia) e molto altro, ma il governo di Letta, Alfano e Saccomanni non sembra avere sufficiente coraggio.

Questo failed state a forma di stivale si trascina così verso un futuro che, anche con il massimo dell'ottimismo, resta strutturalmente povero, vecchio, arrugginito e ingabbiato fra molti parolai che si divertono a raccontare bufale (dal contrasto di interessi al reddito di cittadinanza) e, in ultima analisi, a non fare nulla per rivoltare questa miseria.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58273/20131030/saccomanni-pil-2017-ottimismo.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili