Chrysler 'corre troppo': la zoppicante Fiat rischia grosso con Veba

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Fiat, Veba, Chrysler: i tre protagonisti di questa infinita vicenda ballano da tempo un valzer fatto di dati di mercato, quotazioni, stime e quant'altro. Il tira e molla tra Sergio Marchionne e il fondo pensionistico a stelle e strisce Veba affonda le radici nella quotazione della 'rinata' Chrysler: il 41,5% delle azioni ancora in mano al fondo è l'unico obbiettivo dell'ad Fiat ma l'operazione si è mostrata decisamente più complessa di quanto inizialmente immaginato.

  

Marchionne ha risollevato la morente casa automobilistica americana e lo ha fatto in grande stile. La Chrysler si è trasformata in una vera e propria locomotiva in grado di 'trainare' le sorti della stessa Fiat. L'utile netto del terzo trimestre, giusto per confermare il tutto con qualche numero, è salito di ben 22 punti percentuali rispetto all'anno precedente e viaggia ora a quota 464 milioni di dollari. Se poi, da un lato, sale l'indebitamento a 888 milioni di dollari, dall'altra cresce anche il fatturato a 17,6 miliardi di dollari con un robusto +13,5%. Questo background ha permesso alla Chrysler di confermare tutti gli obbiettivi finanziari per il 2013 con circa 2,6 milioni di autoveicoli venduti, ricavi netti inclusi nella forchetta 72-75 miliardi di dollari, un utile operativo fissato a $3,3-3,8 miliardi e quello netto nel range $1,7-2,2 miliardi. Numeri più che convincenti (con un +8% a/a di nuove immatricolazioni globali), quindi, nonostante il pagamento di circa 600 milioni in interessi al fondo Veba e il ritardo nella commercializzazione della nuova Jeep Cherokee nel terzo trimestre. Il momento positivo di Chrysler, dunque, è decisamente elemento di vanto per Marchione che non ha nascosto l'intenzione di "introdurre sul mercato nuovi veicoli".

Ma cosa succede, invece, in casa Fiat? Esattamente l'opposto. La recente revisione, al ribasso, dei target 2013, a caldo, non è stata presa affatto bene dai mercati con il titolo temporaneamente sospeso a Piazza Affari per eccesso di ribasso e poi riammesso con un finale -2,2% (oggi già praticamente recuperato, al +1,84%). L'ad ha definito la reazione come "fuori luogo" visto che gli "aggiornamenti dei target rientrano nella forbice prevista". I numeri, tuttavia, parlano chiaro: le nuove previsioni per l'utile di gestione ordinaria a fine 2013 citano un risultato tra i 3,5 ed i 3,8 miliardi di euro ovvero sotto il limite inferiore della forchetta annunciata all'assemblea di primavera. Idem per i capitoli trimestrali che parlano dell'utile netto e di quello di gestione ordinaria: il primo a 189 milioni è ben inferiore ai 256 attesi (anche se superiore al precedente a/a a 171 milioni); il secondo, poi, arriva a quota 816 milioni di euro - sempre sotto i 915 milioni preventivati. Pur dimezzando le perdite europee rispetto l'anno precedente, Fiat rimane ancora invischiata nella melma recessiva del Vecchio Continente. A questo, poi, va aggiunta la recente incertezza sul mercato brasiliano che di certo non aiuta: "Viviamo una fase d'incertezza legata alle elezioni - spiega Marchionne - ma non prevedo un deterioramento del mercato".

Riassumendo: Chrysler è tornata a funzionare più che bene e questo aiuta Fiat e le sue finanze. Al contempo, però, la debolezza europea della casa automobilistica torinese (complice proprio quelle ottime prospettive della Chrysler) rischia di complicare enormemente l'acquisizione completa della casa di Auburn Hills. Bilanci in condizioni meno 'perfette' per Chrysler rappresenterebbero il miglior incentivo ad un ridimensionamento delle azioni che tornerebbe decisamente utile alla Fiat nell'ambito dell'accordo con Veba (o dell'eventuale quotazione in Borsa). Si è così, forse, arrivati al paradosso di un Marchionne 'condannato' dal suo stesso buon lavoro fatto oltreoceano (e non in casa propria). 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58311/20131031/chrysler-fiat-europa-usa-veba-trimestre-risultati-acquisizione.htm

 

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