L'Italia e l'Europa si sgretolano: disoccupazione e inflazione affondano la ripresina

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Siamo nell'ultimo trimestre del 2013, quello che secondo le previsioni dovrebbe finalmente vedere l'uscita dell'Italia dalla recessione, almeno in senso tecnico, ma purtroppo, guardando indicatori dell'economia reale meno imperfetti del PIL, si può già dire che la crisi economica gode ancora di ottima salute.

  

Nonostante ormai da mesi venga sottolineato dalle statistiche che il tasso di caduta dell'economia italiana sta rallentando, la disoccupazione continua a macinare record: il tasso di disoccupazione, infatti, accelera a settembre arrivando al 12,5 per cento, sfiorando dunque i 3,2 milioni di persone che non hanno un lavoro e lo stanno cercando (per tacere degli altri milioni fuori dai radar di questa statistica); cala anche il tasso di occupazione, ponendo l'accento sul fatto che potrebbe non essere un punto di svolta. Pessima la situazione tra i giovani, fra i quali il tasso di disoccupazione supera la soglia del 40 per cento, registrando il record assoluto da quando l'ISTAT ha cominciato a registrarla, nel primo trimestre 1977.

Come mai quindi la disoccupazione (che pure si muove in ritardo rispetto all'economia "statistica") non sembra avere alcuna intenzione di tenere il passo? La risposta è forse da collegarsi al fatto che la ripresa economica italiana si basa principalmente sull'export ed è quindi trainata dall'estero. Da questa parte delle Alpi, però, che la situazione continua ad essere miserabile, spegnendo ogni speranza circa la possibilità che quella che abbiamo davanti sia vera ripresa: se non si riprende il mercato interno la crisi continua anche con il PIL in timida crescita.

Un altro segnale del paese che continua a sgretolarsi rilasciato sempre nella mattinata di giovedì proviene poi dall'inflazione, che crolla su base annua allo 0,7 per cento dal precedente 0,9 per cento, mentre le attese prevedevano un +1,2 per cento: si tratta di un dato anemico che sottolinea un progressivo indebolimento dell'economia italiana, oltre a essere una pessima notizia per un Paese che ha un debito pubblico enorme, che pesa di più man mano che l'inflazione cala.

A pesare, indubbiamente, c'è la depressione dei consumi derivanti dall'aumento dell'IVA, causata dall'instabilità politica che portò il governo Letta sull'orlo della caduta alla fine del mese di settembre, ma l'Italia sembra avere buona compagnia anche in Eurozona, se si considera che anche la media europea passa da 1,1 a 0,7 per cento tendenziale. Segno che la debolezza è generalizzata, per quanto quella italiana duri da un ventennio.

Viene da chiedersi fino a quando dovremo sopportare le rassicurazioni paralizzate e paralizzanti di un Wolfgang Schäuble, che afferma che l'Europa è a posto, mentre gran parte della UE scricchiola e la disoccupazione esplode (ma non in Germania, non ancora almeno); oppure ci si chiede fino a quando banchieri centrali come il tedesco Weidmann o l'austriaco Nowotny potranno continuare la loro farsa: l'obiettivo di inflazione della BCE è "poco sotto il 2%", ma il dato continua a calare, e anche più velocemente del previsto, mentre gli aggregati monetari continuano a non dare segni di vita, davvero non c'è spazio per un taglio dei tassi o per una politica monetaria di stimolo?

La farsa, però, come riferito ieri, riguarda anche lo squisito non-governo italiano, che procede a diffondere ottimismo come se ciò possa bastare a risolvere una crisi ventennale, ad esser buoni: invocare la fata Fiducia, affermando che il PIL tornerà a crescere a tassi comunque anemici, non risolverà nulla. All'Italia serve una cura da cavallo, e in fretta, perché non ci possiamo permettere di aspettare il 2019 (se tutto andrà bene, ed è quasi impossibile) per lasciarci alle spalle la crisi economica.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58318/20131031/italia-europa-disoccupazione-inflazione.htm

 

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