USA: "La Germania esporta deflazione". Una Berlino cinese danneggia l'economia globale (e tedesca)

E-mail Stampa PDF

C'è anche la Germania nella lista dei "cattivi" che secondo il Tesoro statunitense stanno causando squilibri nell'economia globale, insieme alla Cina e alla sua moneta, il renminbi, che resta sottovalutata nonostante i recenti apprezzamenti sui mercati, e il mostruoso stimolo monetario giapponese.

  

Secondo gli Stati Uniti la Germania sta esportando deflazione, non solo nell'area euro, ma anche nel resto del mondo: giusto in mattinata sono stati resi noti i dati sull'inflazione in Europa che mostrano una preoccupante deriva disinflazionistica, tanto da lasciar temere la minaccia della deflazione, che porta con sé oltre a varie distorsioni economiche, anche un aggravamento del peso reale del debito pubblico.

Il problema è noto, ed è stato affrontato da molti analisti, ma fa comunque una certa impressione leggere queste parole nel rapporto semestrale del Dipartimento del Tesoro USA: la conclusione, appunto, è che la Germania è fortemente dipendente dalle esportazioni, mentre la domanda interna continua ad essere compressa, essendo così fonte di squilibri per sé stessa, per i suoi partner europei e per il mondo intero.

Questa situazione ha impedito il ribilanciamento delle economie dell'area euro, spingendo, soprattutto a causa delle insensate pressioni tedesche, ad un taglio della domanda a causa della stretta fiscale delle economie più deboli che non ha trovato sfogo laddove avrebbe dovuto. In altre parole la Germania ha impedito ad altri Paesi europei di crescere, esportando i propri prodotti a tutto spiano senza però creare domanda per quelli altrui. Le imprese italiane, per esempio, hanno trovato terra bruciata dalla macchina esportatrice tedesca sia dentro che fuori i propri confini, ed essendo peraltro reduci da un ventennio in cui sono esplose colpe proprie del sistema Paese, alla fine hanno dovuto alzare bandiera bianca, chiudere e licenziare, deprimendo ulteriormente la domanda e accentuando il circolo vizioso, senza riuscire a tagliare il debito pubblico, che invece è esploso.

La Germania, approfittando di debolezze altrui, ha insomma occupato il mercato, tanto che nel 2012 il surplus delle partite correnti è risultato essere superiore addirittura a quello della Cina, con 238,5 miliardi di dollari contro i 193,1 miliardi di Pechino. Una enormità, che tra l'altro dura da anni, e si considera che nell'ultimo triennio tale surplus è stato in media del 6,6% del prodotto interno lordo, violando così le regole europee, che prevedono un massimo del 6% (e un minimo, curiosamente, del -4%).

Il governo tedesco, però, testardamente sembra non riuscire a sentire che simili squilibri danneggeranno anche l'economia tedesca, con effetti che potranno essere visti già nel 2013, se si considera che il prodotto interno lordo per l'anno in corso dovrebbe crescere di appena lo 0,4%, in calo rispetto allo zero virgola 7% del 2012. A questo si aggiungono i moniti che provengono dai banchieri centrali dell'area, come l'austriaco Nowotny e il tedesco Weidmann, i quali insistono nel vedere un'inflazione inesistente e stroncano quindi ogni stimolo monetario volto a dare finalmente uno sfogo all'austerità a tutti i costi che sta deprimendo, oltre al continente, anche la Germania.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58330/20131031/usa-germania-deflazione-economia-globale.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili